i miei pensieri, nell'etere
giovedì 31 gennaio 2008
Làsciati
Qualcuno ha parlato male di loro. E loro, per evitare i pettegolezzi, sono rimasti nascosti per un po'; dove nessuno potesse vederli. Poi, oggi, si sono incontrati. In piedi, l'uno di fianco all'altra, si sono voltati a guardarsi. Un sorriso sensuale e complice. Dopodichè si sono rivolti verso quelle malelingue e, contemporaneamente - incazzati - hanno alzato il dito medio della mano sinistra, dedicando loro questo gesto. Allora si sono presi per mano, e sono corsi via.


Seduti al tavolo di un caffè, Mr U e Miss I girano i cucchiaini dentro le loro tazze. Un Earl grey the per lei, e un caffè forte per lui. Il loro tavolo dà proprio sulla vetrata. Da lì possono osservare i passanti in preda alla frenesia degli ultimi saldi di stagione. Ma anche i passanti possono osservare loro. E questo potrebbe essere un problema. Miss I pare essere quella colta dalla maggiore preoccupazione, e vorrebbe finire di bere il suo the il più in fretta possibile. Ma Mr U le rallenta l'intenzione, fermandole la mano, che faceva su e giù tra la bocca e il tavolo, con la propria. Non succede spesso che si tocchino le mani. Ma ultimamente succede di più, sempre di più.
Miss I ruota il palmo destro dal manico della tazza verso l'alto. Lo lascia sospeso nell'aria per poco, perchè le dita lunghe e magre di Mr U hanno già cominciato a sfiorarglielo, in un movimento lento ma continuo.

Rimarranno così per un po' e poi usciranno, ignorando gli sguardi e le lingue altrui. E, ovviamente, lo faranno tenendosi mano nella mano.




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mercoledì 30 gennaio 2008
Gianca
Apprendo da Ele che stamattina hanno trovato Giancarlo in fiamme.

Per chi non fosse di Torino o per chi non lo conoscesse in generale, Giancarlo è un locale, anzi, IL locale storico dei murazzi. E' stato il primo ad aprire in quella zona lungo il Po (insieme al Doctor Sax, se non vado errata).
Luogo d'incontro per giovani band, nonchè per band diventate poi famose (come i miei adorati Sub, o i Linea 77, tanto per dirne un paio), è sempre stato lì, dagli anni '80. E adesso qualche s*****o, qualche grandissimo s*****o, gli ha dato fuoco. Incendio con dolo, dicono. Hanno trovato i lucchetti scassinati. Ma allora siete bastardi dentro?!?

Non ci sono andata tantissime volte, forse si possono contare sulle dita di due mani. E' che non essendo di Torino (purtroppo), non riesco ad andarci tutte le volte che vorrei (purtroppo). Però quelle in cui ci son stata me le ricordo; ah, se me le ricordo!

Dopo le varie cene da Ele ed Eli.
Dopo l'ultimo concerto dei Subbini.
Qualche sera improvvisata da partiamo e andiamo.
Quella primissima volta, che poi siamo anche finite su un opuscolo illustrativo del Torino Traffic Free Music Festival, e noi abbiamo trovato quella foto con le nostre (sconvoltissime) facce quasi un anno dopo, un giorno che eravamo alla Fiera del Libro! Ricordate?! Si, che ricordate.
Quei baci rubati e mai più riavuti.
Quelle risate. Quante risate.

Cari incendiari, mi dispiace, avete dato fuoco a un locale, ma non riuscirete a bruciare tutto questo.
Sperando che Gianca si rimetta in sesto, aspetto; con un po' di malinconia. Perchè deve rimettersi in sesto.

Torino non sarebbe la stessa cosa senza.





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martedì 29 gennaio 2008
Peperoni al mosto
Apro l'acqua per fare una doccia. Mentre aspetto che divenga calda, ballo fuori dalla vasca. Poco prima di entrare in bagno avevo fatto partire Mellow Mood cantata dai Subsonica. Mi ispira il movimento.

Mi asciugo e avvolgo i miei capelli dentro un asciugamano. Infilo già il piagiama, anche se chissà fra quante ore andrò a dormire, ma voglio stare comoda.

Arriva mia mamma con la spesa. Io taglio, lavo e asciugo un cespo di radicchio rosso. Lo condisco e comincio a mangiarlo, accompagnandolo con un po' di formaggio e dei cracker.
Davanti a me, un contenitore trasparente con due grossi peperoni. Si diffonde nell'aria un odore forte di aceto. I peperoni sono buoni. Ma io fatico un po' a digerirli.
"Assaggia questi, aggiungi un po' di sale e pepe... Sai che buoni, che sono?", è l'invito di mia mamma, che lascio cadere, perchè temo proprio di non digerirli.
Sforchetto il mio radiccio, e i peperoni rimangono lì. Zitti e inermi, come tutti i vegetali; eppure mi aspetto che si animino da un momento all'altro, come in quel film horror/trash - cos'era, Nightmare? - dove c'era la ragazza che veniva terrorizzata da ciambelle, banane e fette di pizza, dotatesi di vita propria all'improvviso.
"Come hai detto che si mangiano, questi peperoni?! Solo con un po' d'olio?".
"Si. Sono come quelli che faceva il nonno! Sono fatti con il mosto. Proprio come faceva il nonno".

E' un flash.

La campagna. I cavalli. Il grano. Io e mia sorella che andiamo a raccogliere le uova nel pollaio. La cena a base di spinaci. Ed io che comincio a tirare finti pugni al braccio di mio nonno, dicendo che sono diventata forte come Braccio di ferro!
Ah, nonnino... Se tu fossi ancora qui.

Taglio un pezzo del peperone giallo. E lo condisco. Solo con un po' di sale e un po' d'olio.

Dopo cena mi asciugo i capelli. Accendo il phon e mi viene da cantare (tanto con il phon acceso mi sento solo io, e chi se ne frega se stono?!).
Canto Solo per te dei Negramaro, che è una canzone che mi piace tantissimo. Ma è anche triste. E non voglio che i miei pensieri lo siano. Il ricordo della mia infanzia è un bel ricordo. Mi ha fatto pensare a cose belle. E non voglio "rovinare" queste cose con una musica triste. Voglio mantenere quella serenità. La serenità di quand'ero bambina.

Quindi smetto di cantare. E dopo poco comincio a scrivere.



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lunedì 28 gennaio 2008
Più di sessanta muscoli
Mi piace ridere. E mi piacciono le persone che mi fanno ridere.

Mi piace ridere per le cose più semplici. Ma se attacco a ridere di gusto è la fine. Sono capace di andare avanti per non so quanto tempo.
E il fatto è che non rido solo per le cose che mi vengono dette qui ed ora. Rido anche per quelle che, se ci ripenso, mi fanno di nuovo ridere, anche se in realtà mi avevano fatto ridere già ieri, o ieri l'altro, o sei mesi fa!
(Ho mica ripetuto troppe volte la parola ridere?!).

I miei amici lo sanno. Le mie amiche lo sanno di più. La mia collega ha già imparato a saperlo (siamo colleghe da ottobre). A volte siamo nel silenzio dell'ufficio, solo il ticchettio dei tasti e il clickclick del mouse che accompagnano le nostre azioni mentali... e io attacco a ridere. Lei se ne accorge quando vede la mia mano che si alza a coprire il volto - gli occhi... Non so, ma io rido così, a volte devo coprire la faccia, per ridere. "Ecco. Adesso comincia!" è l'esclamazione che sento uscire, nella maggior parte di questi casi, dalla sua bocca. E questo mi fa ancora più ridere!

Poi ci sono quelle persone che fanno o dicono cose senza avere l'intento di essere o sembrare simpatiche, e che però, alla fine, risultano proprio essere tali. Sono le persone che mi piacciono di più. Sono le persone che mi fanno stare bene.
E che io ringrazio (a loro insaputa). Perchè lasciano aperte delle parentesi di allegria che difficilmente riusciranno a chiudersi.

Tant'è. Son qua che rido ancora adesso!


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domenica 27 gennaio 2008
Blaugrana live acustico

 
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La vita che verrà

Non mi piace tanto mettere dei video sul blog. Preferisco le foto. Le trovo più espressive.


Però ho trovato un video di una canzone che mi piace, ed è da ieri che continua a risuonare nella mia testa. Mettere qui il video mi sembrava l'unico modo per poterla condividere (anche se la qualità non è delle migliori: la ripresa è fatta da un cellulare...).


Loro sono i Blaugrana, un gruppo emergente torinese. E il titolo della canzone è lo stesso che titola questo post.


Buon ascolto.

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sabato 26 gennaio 2008
Se
Se avessi un negozio mio, vorrei che fosse colorato.

Vorrei che avesse le pareti color prugna, e un po' di giallo da qualche parte, per fare contrasto. Vorrei che fosse un negozio tipo quelli che ho visto la scorsa estate in Carnaby Street. Con le scale che conducono al piano superiore, scaffali e mobili pieni di libri e vecchi vinili; i termosifoni bassi e lunghi sotto una grande finestra che dà sulla strada, dove i passanti parlano tra loro distratti, con la bocca rivolta verso i propri accompagnatori e la vista appicicata contro le vetrine.

Non so di preciso cosa vorrei che venisse venduto al suo interno. Ma mi piacerebbe che le persone si fermasserò dentro per un po'. Mi piacerebbe che ordinassero un the caldo e si fermassero a berlo lì, sfogliando uno dei titoli che sbucano dagli scaffali alle pareti colorate.
Non mi piacciono i negozi troppo affollati. Questo non lo sarebbe.

Non so perchè mi è venuto in mente questo. E' che oggi ho in testa l'Inghilterra. Ci penso sempre un po', ogni volta che leggo un Dylan Dog o che bevo un the fatto con le bustine comprate - sempre la scorsa estate - da Harrods (e, non a caso, oggi ho fatto entrambe le cose). Oggi mi piacerebbe essere inglese.

E, a proposito... Sono stata in Inghilterra due volte e per nessuna delle due sono andata in Craven Road numero 7. La prossima volta che vado in Inghilterra lo voglio fare; giusto per curiosità, ma in Craven Road numero 7 dovrò proprio andarci. Per vedere chi ci abita. Così... per dare una sbirciatina al nome accanto alla porta.

Chissà? Magari c'è davvero un campanello che se lo suoni fa Aaaaaaaaaaargh!!!


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venerdì 25 gennaio 2008
Lascio o raddoppio?
Leggo - anzi, rileggo - sul sito dell'Università di Torino che è stato indetto un concorso con premi in denaro per la creazione di blog, presso BloggaTo Village, la sezione del portale che è dedicata ai blog degli studenti.
I blog saranno valutati per :
- originalità, forza comunicativa e pertinenza dei contenuti;
- aggiornamento e ricchezza informativa;
- numero e contenuto dei commenti;
- voti di gradimento degli utenti.
La cosa mi attira... ma sono nuovamente indecisa sul da farsi. Avevo già considerato la possibilità di creare un nuovo blog apposta per questo concorso, e poi l'avevo abbandonata lì dove l'avevo trovata.

Perchè... non è che mi sembra di tradire il mio Buncia Buncia, però... questa è la mia creatura, ed io non la considero solo come un passatempo. Vi dedico dell'impegno; talvolta, sono in giro per strada, e penso "Se adesso avessi un cavo che dal mio cervello potesse trasmettere quello che penso al mio blog...", credo che pubblicherei almeno una decina di post al giorno. E questo potrebbe essere un pro a favore del secondo blog: se ci sono tante idee, potrei sdoppiarle; metterne un po' qui, un po' lì... Ma questo significherebbe dover attuare una selezione dei miei pensieri, dover passare il doppio (almeno) del tempo a scrivere (ma questo non è affatto un dispiacere, anzi) e, soprattutto, non vorrei che l'incentivo economico mi inducesse a curare più l'altro che questo.

E la banalità? Vogliamo parlare della banalità?! Ho paura di caderci dentro, andando a cercare argomenti il più vari possibili, per soddisfare quei criteri che saranno motivo della premiazione da parte della giuria istituita al riguardo. Non vorrei scrivere tanto per. Ieri parlavo con qualcuno di qualcosa che ho scritto, e questo qualcosa è stato giudicato ricco di particolari inutili... superficiale... Mi è dispiaciuto molto.

Che poi io sono la prima a pregare i miei pochi e selezionati lettori di essere sinceri, di riferirmi quello che va e quello che non va in ciò che scrivo; sono la prima a considerare le critiche negative più costruttive di quelle positive... Ma... inutile? Quello che ho scritto sembrava essere inutile??? Io ho pensato a quelle parole, mi ci sono affezionata, e poi ho dato loro forma. E tutto questo, pur essendo stato lavoro mentale e solo in minima parte lavoro manuale, è risultato inutile?
Non pretendo di essere una scrittrice, e non pretendo di essere brava. Ma mi piace scrivere. E' un colpo al cuore sentirmi dire che le mie parole hanno sfiorato solo la superficie.

Fatto sta che adesso sono qui, con un titolo e un testo di presentazione già in testa...

Ma i pavimenti e i piatti aspettano me per essere lavati; pagine di libri aspettano me per essere sfogliate; Gilda (coricata su di me, con la testolina appoggiata al mio braccio destro) mi prolunga un po' la stesura di questo post, ricordandomi che forse vorrebbe andare a dormire in un luogo un po' più comodo; un pallido sole aspetterà (anche) me per intiepidire...

Quasi quasi lascio.



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giovedì 24 gennaio 2008
U&I
Mr U: Non mi dai nemmeno un bacio?

Miss I: Non credo che te lo meriti.

Mr U: Dai, non fare l'antipatica... Lo sai che abbiamo poco tempo...

Miss I: Non m'importa. Preferisco ricevere un tuo pensiero che un tuo bacio. E sono così pochi i pensieri che mi dedichi...

Mr U si avvicina a Miss I. La guarda diretto. Ma non sorride. E non è nemmeno serio. Non vuole baciarla a tutti i costi. Ma le vuole bene, e vorrebbe che lei riuscisse a capirlo.
Miss I ricambia lo sguardo. Vorrebbe rimanere impassibile, ma non riesce a fare a meno di notare che, con la barba fatta, Mr U ha un viso di seta. Ora non sa se la sua attenzione è attirata più dagli occhi, che lei adora, o dalla pelle intorno alla bocca. Gli appoggia la mano sul volto, e prende a sfiorargli la bocca con il pollice.
Mr U schiude le labbra delicatamente, in un modo che ricorda una farfalla quando si alza in volo dai petali di un fiore. Miss I pensa che non importa più nulla, adesso.

Quando torneranno a casa, U&I sapranno ciascuno dell'altrui saliva. Miss I attaccherà stelle sulle pareti di camera sua, per riempire uno spazio sentito troppo buio. E a Mr U dispiacerà di confondere quel gusto con l'aroma di una sigaretta.


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martedì 22 gennaio 2008
Nuoce gravemente alla salute
Oggi dormo un po'.

Mi addormento quasi senza accorgermene. Mi addormento pesante, e respingo il telefono ogni volta che suona per una telefonata; ogni volta che salta per un messaggio, lo apro e leggo. Ma poi dimentico. Rileggerò quando il cervello avrà ripreso le sue normali funzioni.

Vorrei svegliarmi. Vorrei aprire gli occhi prima, ma la gravità porta giù le mie palpebre.

Quando le riapro, la sensazione che provo è di ansia. Non so perchè, ma a volte è difficile svegliarsi da soli. Una presenza umana rassicurerebbe. Sono rare le volte in cui basto a me stessa.

Al risveglio passo un po' di tempo al telefono. Tre voci amiche tengono compagnia al mio udito; faccio qualche risata e sento nostalgia delle persone lontane. Ma è una nostalgia piacevole. Mi scuote dalle coperte rannicchiate sul divano.

Prima di uscire leggo un po'.
Leggo "E' già amicizia e mi mancheresti, mi manchi e penso a te molto spesso".

E' già amicizia.

E mi mancheresti.

Mi manchi.

E penso a te molto spesso.

Fuori il cielo è nitido; buio, ma nitido. Si vede bene la luna. E mi piace.
E' solo martedì, eppure mi sembra che ci sia quel clima da fine settimana... da giovedì: quando sai che domani ci sarà venerdì e dopo tutto si potrà fare con più calma. Sarà l'effetto dello stare dalla parte del passeggero. Mentre la strada scorre via. E la mia mente con lei.

Sono a casa dopo un Martini bianco.
La mia scrivania. I miei tasti. La mia vecchia agendina. Mi viene voglia di sfogliarla.
Trovo alcune date memorabili, l'inchiostro di frasi celebri... biglietti di fiere, di spettacoli, di cose che son state gradevoli. Un pacchetto di Lucky Strike fumate da qualcuno che forse sapevo già di dover solo ricordare.

Questo pensiero rimane un po' così, sospeso a metà... non so bene come concluderlo.
Quindi lo chiudo nella maniera più classica.
Con un punto.

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domenica 20 gennaio 2008
Viaggio al termine di questo pomeriggio
Di nuovo domenica. Di nuovo strano.



Il miglior/peggior compagno di oggi è stato il mal di testa. Peggiore perchè mi sta facendo impazzire. Migliore perchè non si è staccato da me nemmeno per un secondo, e quanto meno non ho sofferto di solitudine.


Fuori c'è una nebbia che se mi perdo non mi ritrovo più nemmeno io. E il pomeriggio insieme alle mie amiche è sfumato a causa della lunga pennichella che ho fatto per cercare di scacciare Mr. Headache da camera mia. Il risultato è che adesso mi sento come se il mio cervello galleggiasse in dieci litri d'acqua; stare davanti al computer mi fa venire la nausea, ma sentivo l'esigenza di scrivere; tra non molto sarà lunedì e, per alzata di mano, vorrei vedere quanti gradiscono il lunedì...

Oggi mi viene in mente Luigi Tenco e un giorno dopo l'altro la vita se ne va, le strade sempre uguali, le stesse case... domani sarà un giorno uguale a ieri...


Mi spiace. Di domenica non sono molto positiva. (E forse si era capito).






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sabato 19 gennaio 2008
Comment c'est
Mi capita di leggere che il racconto letterario espleta due funzioni fondamentali. Costruisce fantasticamente una realtà di riferimento, cioè un mondo possibile, che possiede caratteristiche in grado di rispondere alle esigenze del narratore. E mette in linguaggio questo mondo; lo traduce, cioè, in strutture semiotiche.
Mi capita di leggere dello stream of consciousness e di come questo modo di esposizione sia privo di punteggiatura e di riorganizzazione dei periodi.
E poi mi capita di collegare le due cose, e di pensare.

Che mi piace avere un mondo tutto mio, diverso da quello oggettivo presente fuori. Mi piace essere la narratrice di me stessa. E mi piace pensare che ognuno, alla fine, sia esattamente questo. Il narratore di se stesso. Che quello che io penso e costruisco risponda alle mie esigenze; solo alle mie. Si, mi piace proprio.

Che non so se voglio credere che il fluire dei miei pensieri non abbia nemmeno una virgola... Io dò molta imporanza alla punteggiatura, e anche quando penso lo faccio ponendo le virgole e i puntini di sospensione e quant'altro al posto giusto. Perchè mi piace dare un ritmo ai miei pensieri.
Ma in effetti c'è anche il pensiero che da una cosa passa ad un'altra e che sperimenta e se tipo mi metto a pensare che oggi c'è da fare la spesa e che bello che fuori c'è il sole e si può andare in giro senza doversi portare dietro il peso dell'ombrello anche se magari tira un po' di vento come al mare ma la brezza di mare crea una bella sensazione è da tanto che non vado al mare mi piacerebbe andare anche se è ancora inverno e ho pensato tutto questo a gran velocità senza fare quello che nelle righe precedenti ho affermato di fare allora sì direi che i pensieri non hanno limiti nemmeno quelli della punteggiatura.

Che mi piace camminare all'interno di questo "giardino". E che sono sola, a farlo, e posso andare nella direzione che voglio. Mi piace che ogni tanto ci siano gli occhi di qualche lettore casuale a tenermi compagnia.
E che quegli occhi non mi chiedano cosa o perchè. Sono occhi che capiscono.
Che il cosa e il perchè lo so solo io. Ed è inutile chiedere.



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posted by buИCiA at 13:38 | Permalink | 5 comments
Comunicazione di servizio
Ho cambiato la regolazione del fuso orario del mio blog, perchè prima era impostata sul fuso di chissà quale lontana nazione del mondo...


Facendo questo, però, i precedenti post risultano essere sballati per ora e data di pubblicazione.

Un po' mi dispiace, perchè per certe cose sono precisa... ma non credo che sia un grosso problema.


No?!



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giovedì 17 gennaio 2008
Post scriptum
Gli esami, come qualsiasi altra cosa nella vita, vanno affrontati con tenacia... tenendo la testa sempre alta... credendo in se stessi... insomma, insistendo!


Quindi... inzist'!



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posted by buИCiA at 11:18 | Permalink | 2 comments
Leggero
La mia giornata comincia così. Con la sveglia che suona alle 5 e un quarto. Ed io che mi alzo pensando di dover andare a lavorare anzichè a dare l'esame.

Il cervello mi fa male nella parte superiore, da tanto ho sonno. Ho bisogno di una doccia calda, che mi svegli e mi conforti allo stesso tempo. Problema: l'acqua esce ghiacciata e non c'è verso di farla venire calda. Così, dopo qualche imprecazione, decido che devo svegliare mia mamma (lei è la maga del termostato, e infatti riesce ad accendere la caldaia. E l'acqua calda, finalmente, arriva). Questo piccolo incidente mi causa un po' di ritardo sulla tabella di marcia e alle 6 in punto esco di volata da casa per non perdere l'autobus che passa alle 6, 05. Ma, ovviamente, l'autobus è in ritardo. E allora in stazione faccio il più in fretta possibile per fare il biglietto e fiondarmi sul binario. Anche il treno è in ritardo??? NO, il treno è puntuale. Ma è in condizioni indecenti (e che lo racconto a fare?! Già si poteva immaginare!).

Arrivo a Porta Nuova e piove. Come pioveva anche qua. Brucio un po' della mia vita mentre aspetto l'autobus.

Arrivata all'uni decido che, prima di stazionarmi davanti all'aula, devo ingurgitare un po' di zuccheri al solito bar dove vado a fare colazione prima degli esami. Ma, dirigendomi verso il bar, infrango due rituali che invece andrebbero rispettati:
1- guardo la punta della mole (leggende metropolitane da universitari suggeriscono di non guardarla nel giorno dell'esame... ma io come faccio a non guardarla, dopo un mese che manco da Torino?!?);
2- trovo il bar chiuso (e anche questo è grave, perchè mangio sempre una brioches per colazione, nel giorno dell'esame; anzi, nei giorni di tutti gli altri esami, tranne questo!).

Questa serie di sfighe non mi fanno ben sperare...

Mi accontento di una merendina presa alle macchinette e mi appropinquo verso l'aula...

Lì trovo qualche ragazza in assetto da ripasso selvaggio. Cominciano le solite domande da "E' qui l'esame di..?", "Tu che libro porti di quelli a scelta...?". Mi piace l'atmosfera che si crea in queste situazioni. Perchè si crea complicità. Si comincia a parlare con ragazzi e ragazze che magari non si conosceva, e poi li si ritroverà, forse, un domani.

Della specialistica siamo solo in due. Così ci sediamo vicine e cominciamo a parlare; ripassiamo un po' insieme finchè non arriva il professore. Comincia l'appello. Speravo di passare tra i primi, in modo da riuscire ad andare alla facoltà di Economia, dove devo registrare un altro esame, e poi prendere il treno per tornare indietro e andare a fare un po' di ore in ufficio. E invece no! Io e l'altra ragazza saremo tra le ultime. Così decido di fare un fugone. Prima il 61 e poi il 4... Sono ansiosissima, vorrei riuscire a pensare alle cose che ho studiato, ma non riesco. Trascorro venti o trenta minuti tra bus e tram, e riesco solo a pensare che devo fare il più in fretta possibile per essere nuovamente alla facoltà di Lettere!

E come volevasi dimostrare... la professoressa è in ritardo. Di circa venti minuti. Nel frattempo arriva un ragazzo con la divisa da militare. Anche lui aspetta la prof. Ha un simpaticissimo accento romano. Ed è piuttosto carino. Qualcuno tira fuori un foglio per segnare l'ordine di arrivo con cui la professoressa riceverà gli studenti. Io non mi segno, perchè devo solo registrare, ma vorrei andare a vedere come si chiama il militare... Vorrei sapere il suo nome. Intanto arriva la professoressa, io entro nel suo ufficio, e quando esco il ragazzo è seduto proprio lì, accanto al tavolo con il foglio. Sarei troppo sgamabile. Niente da fare. Ciao ciao ragazzo carino; rimarrai un ragazzo carino senza nome.

Siccome si è fatto davvero tardi, decido di chiamare un taxi anzichè riprendere tram e bus e ripercorrere il tragitto al contrario. So che spenderò un po' di soldi (ricordatevi questo particolare, perchè sarà un gancio, più avanti nella storia...), ma devo proprio arrivare puntuale.

Il tassista comincia a parlare. Si sente proprio che è un torinèse, mi piace la sua cadenza. Io adoro l'accento torinese. Mi parla del tempo, della pioggia, della neve... Di quando viveva un po' fuori Torino, in una casa indipendente con giardino... Di come curava le sue piante, e di come una volta ha insistito, contro il parere di un giardiniere professionista, per non potare una pianticella... Mi parla di come la innaffiasse di continuo, per farla sopravvivere, finchè c'era un po' di verde... E "Alla fine ce l'ha fatta?". Si, ce l'ha fatta. La pianticella non è morta.
Il tassista mi parla guardandomi dallo spechietto retrovisore. Mentre parla, sorride. Parla delle cose più semplici del mondo, e magari lo fa per tutta la durata del suo turno con chissà quante persone. Magari lo fa ripetendo sempre le stesse cose. Magari lo fa solo per farsi passare il tempo. Eppure. Eppure a me sembra felice. Lui è felice. E' felice anche in una giornata umida, e uggiosa, e storta come questa. Questo tassista, in questo momento, è la persona più felice del mondo. Ed io vorrei essere come lui.

Siamo quasi arrivati vicino a Palazzo Nuovo, quando mi fa una domanda. La domanda. "Ti piace Torino?". Eeeeh, se mi piace. Potrei star qua a parlare di questa città per ore, sul perchè mi piace... Ma siamo arrivati. E il mio esame attende.
Totale della corsa: 13 euro e 30, "... facciamo 13". Senza pagare una corsa in taxi!! (Ecco, questo era il momento del gancio...).

Giunti a questo punto, rimane poco da dire. Io raggiungo la ragazza che mi aveva fatto compagnia all'inizio. C'è un'attesa da sclero che dura meno di quanto a me sembri. Poi viene il mio turno. Il professore non parla molto, ma annuisce. Tre domande. Tre risposte che ci prendono. L'esito è positivo. Moooooolto positivo. E il mio libretto oggi mostra la presenza di un esame in più. Il ventunesimo sostenuto durante la specialistica, per la precisione. Sarà oltre il cinquantesimo in questi cinque anni di università.

Esco fuori e piove. Sono tranquilla. Sono contenta. Non mi pesa nemmeno dovermi rifare un'ora e un quarto di treno e dover andare a lavorare, poi. Sto bene. Cammino sotto i portici di Via Po. Poi prendo Via Lagrange per dirigermi verso la stazione.
Fuori piove. Ho l'ombrello nello zaino ma non lo uso. Solo il cappuccio tirato su. Adesso mi va di camminare sotto la pioggia. Adesso mi piace camminare sotto la pioggia. Perchè fuori piove, ma dentro è tutto più leggero.


E stasera festeggio mangiando pizza e patatine fritte.
Festeggio.
Perchè mi manca solo un esame!



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lunedì 14 gennaio 2008
Dopo le 16
Mi siedo sul divano e accendo la tv. Non un programma decente. Mai che ci sia un buon film da guardare. L'ultima volta che ho visto un buon film la domenica pomeriggio è stato almeno due anni fa. Il marito della parrucchiera. Di una poesia unica.

Spengo la tv e vado un po' fuori, sul balcone. C'è il sole, anche se è pallido e nascosto dalle nuvole. La piazzetta dietro casa mia è deserta, ma sento delle voci di ragazzini in lontananza. Li invidio. Forse perchè sono fuori e io no. O forse solo perchè, dai modi in cui sento cadere le loro voci, mi sembra stiano giocando. E questo mi fa pensare che sicuramente sono più spensierati di me.
Gilda viene a respirare un po' d'aria fresca insieme a me. Penso che le farebbe piacere uscire, visto che il tempo non è poi così tanto male. Probabilmente mi svagherei anche io, ma questo pomeriggio sono troppo malinconica, e di uscire non se ne parla. Scusa, piccina mia.

Mi viene in mente che stasera arriva Vale dalla Sicilia, e questo mi rende contenta. Mi piace quando siamo io, lei e Chiara. Mi ricorda quand'eravamo più piccole... Era bello essere più piccole, insieme.

Mi viene in mente Fra e mi viene in mente che adesso vorrei essere con lei, a Torino, a prendere un caffè, magari al Caffè Elena, e parlare di tutto, e poi ridere, e andare a passeggiare lungo i murazzi. Si, lungo i murazzi, che di giorno c'è poca gente che cammina in riva al Po, e c'è un'atmosfera particolare. Mi viene in mente che non vado a Torino da un mese, e comincia a mancarmi. Mi viene in mente che lì starei bene, adesso.
Rientro in casa e mando un messaggio a Fra per dirle queste cose. Mi risponde con un ti voglio veramente bene che mi tira un po' su di morale. Decido che è ora di mettersi sui libri, che oggi ho studiato un terzo di quello che avrei voluto studiare e che la mattina dell'esame mi farò prendere dall'ansia, pensando dovevostudiaredovevostudiare. Mi metto una coperta addosso, fa freddo, ed apro il libro. Leggo distrattamente; ma almeno avrò la coscienza a posto. Ieri notte, però, ho dormito veramente poco, e leggere, immersa nel silenzio e nella solitudine di casa mia, mi fa venire sonno. Mi corico e decido che mi lascerò addormentare, almeno per un po'. Qualcuno direbbe che dormo quando non ce n'è bisogno...
Mi sveglio che sono le 19. Ho dormito un'ora. Riprendo a studiare, con non meno disattenzione di prima, ma almeno non sono più stanca.
Mi chiedo come mai mi prende spesso questa cosa, questa malinconia... Il pensare a volte mi distrugge. Basta vedere il sole dietro alle nuvole... e la testa mi si riempie di mille cose.

Mi chiedo come mai abbia questo carattere...

Sturm und drang. Probabilmente è colpa dello sturm und drang.


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Preterizione
Certe voci sono come le canzoni.

Ne conosci il titolo, e magari anche il testo, perchè l'hai letto da qualche parte. Ma non conosci ancora la musica.

E allora cerchi di immaginarla.

Te ne fai un'idea, che dipende più da come vorresti che quella musica suonasse, piuttosto che da come in realtà potrebbe essere. E speri dentro di te che i musicisti facciano un buon lavoro.

Poi un giorno ti capita di sentire quella canzone alla radio. Non è affatto come te la immaginavi. Ma è bella; è molto bella. Più bella. Ha toni bassi e profondi e continua a rimbombarti dentro anche dopo che è finita.

Cerchi di tenerla nella testa il più possibile, perchè non sai quando avrai di nuovo la fortuna di ascoltarla. Cerchi di tenerla lì, sperando che la memoria non ti giochi lo scherzo di fartela scordare. Magari cominci a cantarla anche sotto la doccia. E ridi, mentre lo fai! E' una canzone che ti mette di buon umore.

Poi accendi la radio e la sintonizzi sulla frequenza giusta. E speri di poterla ascoltare il più presto possibile.

Magari la fanno passare oggi, magari domani; magari quando meno te lo aspetti.

L'importante è che il tuo orecchio la possa riascoltare. Prima o poi.


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sabato 12 gennaio 2008
Tra parentesi
Suonerei queste parole come potrebbe fare un buon dj con un vinile che sta per finire ed un altro che sta per cominciare; le suonerei come farebbe lui, accostando le tonalità cromatiche di due canzoni che magari non c'entrano nulla l'una con l'altra, ma un buon dj le sa mettere in sintonia. Eccome, se lo sa fare.

Le suonerei così, all'interno di un locale piccolo e dalle luci calde e soffuse, dove l'atmosfera è quella di un luogo familiare, dove tutti si conoscono da lungo tempo, ma anche dove i nuovi arrivati non fanno fatica ad ambientarsi, perchè in questo locale tutti sono i benvenuti; nessuno verrà lasciato solo.

Suonerei queste parole accompagnandole con il rumore dello shacker del barista, che mentre prepara qualche favoloso cocktail scambiando due parole con chi è al banco, si gira verso di me e mi punta con l'indice, poi lancia la sua voce attraverso i bum bum delle casse, e mi fa giungere un "Ti faccio il solito?!".

Le suonerei proprio così, con la serenità dentro.

E poi alzerei gli occhi dai miei piatti, esattamente nel momento in cui, tra la folla, si fa spazio quel sorriso... Quel sorriso per me.

E continuerei a suonarle così. Per tutta la sera.


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Nicotina groove
Mi piace l'odore di nicotina che rimane sulle mani.

Cioè, non è che mi piaccia sempre; dipende.

Dipende da quanto fuma la persona che possiede le mani che possiedono l'odore di nicotina. Se quella persona fuma un quantitativo di sigarette esagerato, quello stesso odore può diventare sgradevole. E' come la differenza che passa tra il fumo inspirato ed emesso all'aria aperta, singolarmente, e quello che si era obbligati ad inghiottire quando, un tempo, il fumare nei locali pubblici era ancora concesso. Ecco, quel tipo di odore lì era veramente sgradevole.

Dipende dalle mani. Le mani sono importanti. Sempre.
Sono importanti visivamente (un paio di belle mani, talvolta, riescono ad avere un effetto migliore di un bel viso). E sono importanti olfattivamente. Su alcune mani - non su tutte - la nicotina assume un odore dolciastro. Diviene quasi un sapore. Ed è quello che crea dipendenza. Più della nicotina in sè.

Tutto ha un odore. Tutti hanno un odore. Io lo sostengo sempre.
Cercatevi il vostro odore e poi ci saran fortune e buoni fulmini sulla strada.




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venerdì 11 gennaio 2008
Brainstorming
Ancora poco, pochissimo tempo per studiare prima che Morfeo abbia la meglio su di me.
Il tempo. Manca sempre il tempo.


E' che io mi perdo sempre nella musica!


E adesso non mi viene in mente quel concetto... Com'era?!


Boh...


Come'era?!?!


Boh...


L'unica cosa che mi viene in mente è...


... buncia buncia cbum buncia buncia cbum buncia buncia cbum buncia bum....


Vado a raccogliere un po' delle stelle che ho lasciato in giro.... Buonanotte.




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posted by buИCiA at 09:45 | Permalink | 3 comments
giovedì 10 gennaio 2008
E ADIESSEELLE fu!
Eh, si... con un bel po' di ritardo rispetto al resto del mondo... ma, finalmente, anche io... ho l'adiesseelle!!!



Ora mi posso collegare con l'universo intero (???).





E, allora, qualcuno mi sa dire perchè non funziona più l'accesso a msn??????



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martedì 8 gennaio 2008
Domani nella battaglia pensa a me
Mi capita spesso di studiare, ultimamente, che nella società contemporanea non contano più le caratteristiche ascritte, per definire ciò che un individuo è, bensì quelle acquisite. Noi siamo ciò che facciamo, e non ciò che le nostre origini vorrebbero che noi fossimo.

Ma sarà poi vero?

I miei appunti di Sociologia della disuguaglianza oggi mi suggerivano che le appartenenze di classe sono, tutt'oggi, quelle che creano le maggiori disparità, pur se indirettamente.

E se siamo in base a ciò che facciamo, qual è la nostra libertà di scelta? Io sono il lavoro che faccio? E se faccio ciò che faccio perchè non ho trovato quello che in realtà volevo fare, sono comunque quello che faccio ma che non volevo fare?

Il discorso si sta - almeno per me - complicando un po' troppo e il mio intento non era nemmeno quello di arrivare a disquisire su questioni ontologiche...

Volevo solo suggerire ad un'amica di non perdersi d'animo, che anche se questo lavoro non la nobiliterà, come vorrebbe il detto, ne verranno altri e altri ancora, e ci saranno tante altre occasioni che la riporteranno ad essere la persona serena e spensierata che di solito è. Senza quell'ansia che l'accompagna prima di andare a dormire ed è ancora lì ad attenderla, quando si sveglia il mattino dopo.


Solo due parole di incoraggiamento. Come le urlerebbe un certo Samuel nel mezzo di un concerto.

Fight more, amica. Fight more!


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posted by buИCiA at 07:03 | Permalink | 8 comments
lunedì 7 gennaio 2008
Ego
Lo stesso sibilante rumore.

Per tutto il giorno.

Piccoli sorsi d'aria inspirati velocemente.

Un vaghissimo scambio di parole. Utili quanto un ghiacciolo d'inverno.

La mia persona da una parte. E la sua da un'altra.


Ed è talmente triste che non mi va nemmeno più di scriverlo.


Perchè ho passato tutta la mia adolescenza in camera mia, con due revolver che sparavano decibel altamente infiammabili dentro le mie orecchie?

E perchè ci passo ancora tutto il giorno, adesso?

Sarà per questa ragione.


Solo.


Per non.


Sentire.





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posted by buИCiA at 07:45 | Permalink | 2 comments
domenica 6 gennaio 2008
Ieri


E' stato un attimo.
Un ricordo. Una sensazione.
Un abbraccio avuto e poi mancato.


I miei residui di un tempo per te.





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posted by buИCiA at 20:53 | Permalink | 4 comments
Thinking Blogger Awards
Ringraziando Giorgio per avermi coinvolto in questa iniziativa, spero di fare cosa gradita segnalando il Thinking Blogger Awards: un modo per suggerire 5 blog che, a parer mio, si distinguono per la loro capacità di scrivere, di farsi leggere e soprattutto di far pensare.

Meditate, gente, meditate.


Burro

Giorgio

Onigirigirl

Vinci

Virgin*



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posted by buИCiA at 03:40 | Permalink | 6 comments
sabato 5 gennaio 2008
Nero
Tempo fa, ma non poi così tanto - era il mese di ottobre - il mio alloranonancoraexragazzo mi chiese di scrivergli una cosa. A lui piace il teatro, recita (già, che bravo attore...) e doveva preparare un pezzo che avesse per argomento il cibo.

Chiese a me di provare a scrivergli un testo teatrale. Sapendo che mi piace scrivere.

Strano come mi sia venuta l'ispirazione per scrivere quel testo solo dopo la nostra rottura.

Quello che venne fuori fu un monologo.

Gliel'ho anche inviato, per mail.

Chissà se lo avrà mai usato, poi?

Stasera, non so perchè, mi è venuta voglia di metterlo qui.

Quindi, questo è "Nero".


Nero.
Nero come il vuoto che mi hai lasciato dentro.
Nero. Come il buio che è rimasto in questa casa da quando te ne sei andata via, prendendo le tue cose, senza nemmeno accendere la luce, sbattendo forte la porta e lasciando solo il nero.
Nero. Come questo cioccolato fondente, che ora accarezza le mie labbra, come facevi tu, assapora e si fa assaporare dalla mia lingua e va giù, giù; giù in fondo. A riempire un baratro reso ruggente dai morsi della fame che da giorni non soddisfavo. Perché non era il cibo, quello di cui avevo bisogno. Quello di cui avevo bisogno eri tu, sai, amore mio?
Rosso.
Rosso come i fiori che mi hai regalato per il mio compleanno. Nessuna donna mi aveva mai regalato dei fiori, sai, amore mio?! Nessuna donna, ma tu sì. Me li hai regalati meno di un mese fa, e poi cos’è cambiato? Cos’è cambiato, amore mio? Sono ancora lì, i tuoi fiori, appesi a testa in giù. Li ho fatti essiccare, pensando che rimanessero così, come me li hai regalati tu. E, invece, anche il loro rosso è cambiato.
Rosso. Come queste fragole, e questi peperoni, e queste mele, e questi pomodori, che adesso entrano nella mia bocca senza alcun ordine, senza alcun senso. Entrano nella mia bocca solo perché li ho trovati in frigo e sul tavolo, in cucina. Li ho trovati lì e mi ci sono buttato sopra, come un animale affamato, perché adesso ho fame; ho tanta fame, amore mio. E sento che se non mangio muoio, devo mangiare! Me lo chiede lo stomaco, me lo chiede il cervello, me lo chiede anche il cuore! Il cuore. Che una volta esplodeva di rosso, solo per te. Dov’è finito il nostro rosso, amore mio?
Bianco.
Bianco come questo formaggio. Morbido e soffice, proprio come le tue mani, quando tenevano il mio viso, mentre tu rimanevi ferma davanti a me, a fissarmi. Ti ricordi, amore mio? Non mi permettevi nemmeno di parlare. Mi imprigionavi per qualche minuto fra le tue carezze, per godere il senso del tatto, poi chiudevi gli occhi e ti avvicinavi con il volto alla mia pelle, respirando; per godere dell’olfatto. Allora afferravi il mio labbro superiore coi denti, e cominciavi a succhiarlo, piano, per godere del gusto.
Bianco. Come questa farina. Non immaginavo di arrivare a mangiare della farina… cruda! Non lo immaginavo proprio. Tu lo avresti immaginato, amore mio? Avresti mai immaginato che sarei arrivato a squartare questo pacco di farina, ad infilarci una mano dentro e poi a raccogliere quella che era caduta a terra, per portare quella polvere alla bocca, con rabbia, per riuscire a ingurgitare tutto quello che avrei potuto, senza alcun ordine, senza alcun senso, solo perché avevo fame, tanta fame! Tanta fame, amore mio, avevo fame di te, ma tu non ci sei, non ci sei, amore mio, dove sei? Dove sei?! Dove sei, che devo assolutamente riempire questo vuoto, e illuminare questo buio, ma non ci sei, non ci sei, tu! C’è solo cibo, tanto cibo, e spero che basti. Spero che basti per accendere il nero, e far battere di nuovo il rosso, e far rivivere tutto quel…
Bianco. C’è del bianco. Bianco come questa luce che arriva da fuori. Ma da dove arriva? E chi l’ha fatta entrare? Chi ha aperto la porta? Sei… tu?! Sei tu, amore mio?! Sei tu! Sei tu che l’hai fatta entrare… Sei tu!



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posted by buИCiA at 08:55 | Permalink | 2 comments
venerdì 4 gennaio 2008
Staring at the snow
Nevica da ieri sera.


Quando mi sono alzata, stamattina, un po' speravo che avesse smesso; l'idea di andare a lavorare guidando alla lententezza di una lumaca non mi allettava affatto. Tutto sommato il viaggio di andata, mantenuto alla velocità costante dei 30/h, non è andato affatto male.


La giornata in ufficio è trascorsa un po' più lentamente del solito, ma per fortuna il lavoro non è mancato e, tra qualche sbadiglio, sono arrivate anche le 16, 30...


Ora di arrivo a casa: 17, 30.


Un'ora tra:


- togliere la macchina dalla neve (non è un errore, intendevo proprio togliere la macchina dalla neve, e non la neve dalla macchina)


- transitare lungo la strada che intendevo percorrere


- cambiare la strada che intendevo percorrere


- transitare lungo la strada alternativa


- fermarmi a fare benzina (già che nevica che mi sembra di essere in Russia, se rimango pure senza benza..!)


- giungere finalmente a casa


- spolverare ancora un po' il tettuccio della macchina prima di infilarla al caldo in garage


- aprire la porta di casa...


... e finalmente ci sono!


Gilda (my doggy) mi corre incontro tutta contenta. Non ho fatto nemmeno in tempo a togliermi il giubbotto che capisco - o meglio, i suoi occhioni mi fanno capire - che dovrei portarla fuori. E va beh, rituffiamoci sotto la neve!


Prendo l'ombrello, ma è davvero difficile camminare con quello in una mano, il guinzaglio nell'altra e il cappuccio del giubbotto che mi continua a finire sopra gli occhi. Gilda, però, sembra davvero contenta. Non cammina come al solito, e nemmeno saltella per farsi spazio nella neve. Il suo è proprio un correre. Il correre felice dei cani, quello che lei di solito mette in atto quando fuori c'è il sole, e niente più di una passeggiata al sole riesce a farla contenta. Ok. Adesso so che la neve le fa lo stesso effetto.


Dopo pochi minuti fa i suoi bisognini, e in teoria potrei già riportarla indietro... Continua a nevicare forte.


Alzo lo sguardo verso l'alto e noto quella rarefatta luce arancione che si crea in cielo quando nevica. Gilda non sembra essere infastidita dal freddo, così decido che, per tornare a casa, possiamo passare dalla piazzetta, dove lei può correre ancora un po'.


La neve è così intatta e luccicante che non posso fare a meno di correre anch'io! Chiudo anche l'ombrello, che a questo punto non è più un riparo dalla neve, ma un intralcio ad essa, e corro.


Corro come quando ero piccola.


Come quando non vedevo l'ora di infilarmi i moon boot per tuffarmi in mezzo ai campi immacolati (gli stessi che ora sono diventati la base per un'edilizia in progress), e giocare con mia sorrella, tirare qualche palla di neve e provare a fare i pupazzi. Che poi, nei film, come fanno a riuscire così bene?! Io mica ci sono mai riuscita!!


Dopo aver giocato ancora un po' con Gilda, mi sono incamminata verso casa. Ed è stato allora che l'ho fatto. La tentazione è stata più grande di me. Ho scavato un po' nella neve, lì dove non era ancora passato nessuno. Ne ho tirato su una manciata. E l'ho messa in bocca.


Niente ha il sapore della neve.


E' il sapore della fanciullezza.


E' il sapore della freschezza.


E' il sapore della spensieratezza.


Che non fa mai male.


E' sempre bello ritornare bambini.



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giovedì 3 gennaio 2008
+
Per chi la pensa in questa maniera...


... è giunta l'ora di cominciare a pensare positivo.



(Pictures from http://www.postsecret.com/)

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mercoledì 2 gennaio 2008
Ciao ciao 2007
Bene. Siamo partiti da qui con destinazione Lecco intorno alle 16 di ieri. In macchina con Fede: io e Franci. In macchina con Riru: Ire e Silvia.

Il viaggio è durato circa un paio d'ore, ma è trascorso senza noia e senza fretta. Siamo arrivati a casa di Christian e Simona un po' dopo le 18. Lì abbiamo conosciuto i loro amici e abbiamo inziato a fare i preparativi per la cena (o meglio, hanno preparato tutto loro... noi ci siamo preparati alla cena stuzzicando qualcosina da mangiare e incominciando a brindare con il vino...). A seguire: cena, cazzate varie sparate durante la cena (tipo: remake di Dirty dancing in cui, appositamente per la versione italiana, i protagonisti Johnny e Baby sono stati rinominati Gianni e Piccola...), -10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 auguriiiiiii!, karaoke (da far rabbrividire... ma anche da far ridere), gioco delle mani proposto da Christin improvvisatosi animatore, trivial pursuit al computer (qui troooooppo ridere!), visione de "La casa stregata" con Renato Pozzetto richiesta a furor di popolo, e poi tutti a nanna (ma, prima, ancora un po' di ridere, che non fa mai male).

Oggi, svegliati intorno alle 10 dalle campane fortissime del paese, pur avendo dormito solo 5 ore, ci siamo sentiti in gran forma (???) e dopo aver fatto colazione abbiamo visitato il luogo, con tanto di lago e cigni e vie dedicate al buon vecchio Manzoni.

Il ritorno è stato un pochino più stancante, o meglio, è stato stancante rientrare in casa, e dover pulire fuori quella marea di vetri di bottiglie rotte lanciate da chissà dove, e poi doversi spogliare, e dover mettere a lavare la roba, e doversi buttare sotto la doccia, e dover pensare che domani la sveglia è prevista per le 7 e un quarto che alle alle 8 e 30 si deve essere in ufficio. Ah... bei tempi quelli della scuola, in cui le feste natalizie corrispondevano a duesettimanedue di vacanza da tutto...

E va beh, cominciamo il 2007 lavorando, che anche un po' di soldini (ma proprio pochi) nelle tasche non fan mai male.
Bilanci sull'anno che è appena passato non ne voglio fare. D'altronde, a cosa potrebbe servire? Che sia stato bello o brutto, triste o allegro, ormai è andato; e anche se il mio costante pessimismo mi indurrebbe a fare tristi considerazioni al riguardo, penso anche che tutto è relativo e che ogni anno può sembrare talvolta meglio o peggio a seconda degli anni cui viene affiancato per fare un confronto. Quindi direi di inziare il primo dei prossimi 366 (mi pare sia un bisestile, no?!) giorni consigliando semplicemente di non perdersi d'animo, che si può sempre fare di più.

Che rimane da dire? Goodbye 2007; speriamo bene nel 2008!
P.s.: la prossima volta il salame a grana grossa lo porta Franci...

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