i miei pensieri, nell'etere
giovedì 1 gennaio 2009
Quando l'ultimo diventa il primo
Tornare a Torino dopo un mese, nel giorno in cui l'ultimo diventa il primo.
Trovarla cambiata. A cominciare dalla stazione. E rimanere come in estasi ai suoi piedi. Con il naso all'insù, come farebbe un bambino nell'osservarla per la prima volta.




Attraversarla cercando di fare attenzione a cogliere ogni minimo particolare; cercando di fare attenzione a respirarla il più possibile.
Starne a guardare le cose...



... e le persone.


Ammirarne i particolari, tutta la storia che c'è intorno. Tutta la storia di cui si fa parte, anche se per breve tempo. La storia di questi luoghi si costruisce anche col proprio sguardo. O, almeno, a me piace pensare che sia così.


Sentire di essere vivi. Magari non sempre e non ovunque. Ma alcune sensazioni sono inevitabili e fanno gustare più e meglio di altre la personificazione del verbo essere. Questo "essere qui e adesso" non sarà facile da dimenticare. Ma, d'altronde, nemmeno lo si vuole.







E poi le pile della macchina fotografica si scaricano. Mi ripropongo, un po' materialmente, per il nuovo anno, di comprarmi una di quelle digitali con le batterie al litio. Perché mi spiace di non poter più fotografare il resto. Non ho modo di fotografare il ritorno. Ma forse è meglio così. I ritorni sono spesso tristi. Ed ora che ci penso, tutto quello che mi serve è qui. Non serve nulla di più. Non serve altro.

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mercoledì 30 gennaio 2008
Gianca
Apprendo da Ele che stamattina hanno trovato Giancarlo in fiamme.

Per chi non fosse di Torino o per chi non lo conoscesse in generale, Giancarlo è un locale, anzi, IL locale storico dei murazzi. E' stato il primo ad aprire in quella zona lungo il Po (insieme al Doctor Sax, se non vado errata).
Luogo d'incontro per giovani band, nonchè per band diventate poi famose (come i miei adorati Sub, o i Linea 77, tanto per dirne un paio), è sempre stato lì, dagli anni '80. E adesso qualche s*****o, qualche grandissimo s*****o, gli ha dato fuoco. Incendio con dolo, dicono. Hanno trovato i lucchetti scassinati. Ma allora siete bastardi dentro?!?

Non ci sono andata tantissime volte, forse si possono contare sulle dita di due mani. E' che non essendo di Torino (purtroppo), non riesco ad andarci tutte le volte che vorrei (purtroppo). Però quelle in cui ci son stata me le ricordo; ah, se me le ricordo!

Dopo le varie cene da Ele ed Eli.
Dopo l'ultimo concerto dei Subbini.
Qualche sera improvvisata da partiamo e andiamo.
Quella primissima volta, che poi siamo anche finite su un opuscolo illustrativo del Torino Traffic Free Music Festival, e noi abbiamo trovato quella foto con le nostre (sconvoltissime) facce quasi un anno dopo, un giorno che eravamo alla Fiera del Libro! Ricordate?! Si, che ricordate.
Quei baci rubati e mai più riavuti.
Quelle risate. Quante risate.

Cari incendiari, mi dispiace, avete dato fuoco a un locale, ma non riuscirete a bruciare tutto questo.
Sperando che Gianca si rimetta in sesto, aspetto; con un po' di malinconia. Perchè deve rimettersi in sesto.

Torino non sarebbe la stessa cosa senza.





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martedì 29 gennaio 2008
Peperoni al mosto
Apro l'acqua per fare una doccia. Mentre aspetto che divenga calda, ballo fuori dalla vasca. Poco prima di entrare in bagno avevo fatto partire Mellow Mood cantata dai Subsonica. Mi ispira il movimento.

Mi asciugo e avvolgo i miei capelli dentro un asciugamano. Infilo già il piagiama, anche se chissà fra quante ore andrò a dormire, ma voglio stare comoda.

Arriva mia mamma con la spesa. Io taglio, lavo e asciugo un cespo di radicchio rosso. Lo condisco e comincio a mangiarlo, accompagnandolo con un po' di formaggio e dei cracker.
Davanti a me, un contenitore trasparente con due grossi peperoni. Si diffonde nell'aria un odore forte di aceto. I peperoni sono buoni. Ma io fatico un po' a digerirli.
"Assaggia questi, aggiungi un po' di sale e pepe... Sai che buoni, che sono?", è l'invito di mia mamma, che lascio cadere, perchè temo proprio di non digerirli.
Sforchetto il mio radiccio, e i peperoni rimangono lì. Zitti e inermi, come tutti i vegetali; eppure mi aspetto che si animino da un momento all'altro, come in quel film horror/trash - cos'era, Nightmare? - dove c'era la ragazza che veniva terrorizzata da ciambelle, banane e fette di pizza, dotatesi di vita propria all'improvviso.
"Come hai detto che si mangiano, questi peperoni?! Solo con un po' d'olio?".
"Si. Sono come quelli che faceva il nonno! Sono fatti con il mosto. Proprio come faceva il nonno".

E' un flash.

La campagna. I cavalli. Il grano. Io e mia sorella che andiamo a raccogliere le uova nel pollaio. La cena a base di spinaci. Ed io che comincio a tirare finti pugni al braccio di mio nonno, dicendo che sono diventata forte come Braccio di ferro!
Ah, nonnino... Se tu fossi ancora qui.

Taglio un pezzo del peperone giallo. E lo condisco. Solo con un po' di sale e un po' d'olio.

Dopo cena mi asciugo i capelli. Accendo il phon e mi viene da cantare (tanto con il phon acceso mi sento solo io, e chi se ne frega se stono?!).
Canto Solo per te dei Negramaro, che è una canzone che mi piace tantissimo. Ma è anche triste. E non voglio che i miei pensieri lo siano. Il ricordo della mia infanzia è un bel ricordo. Mi ha fatto pensare a cose belle. E non voglio "rovinare" queste cose con una musica triste. Voglio mantenere quella serenità. La serenità di quand'ero bambina.

Quindi smetto di cantare. E dopo poco comincio a scrivere.



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