i miei pensieri, nell'etere
giovedì 1 gennaio 2009
Quando l'ultimo diventa il primo
Tornare a Torino dopo un mese, nel giorno in cui l'ultimo diventa il primo.
Trovarla cambiata. A cominciare dalla stazione. E rimanere come in estasi ai suoi piedi. Con il naso all'insù, come farebbe un bambino nell'osservarla per la prima volta.




Attraversarla cercando di fare attenzione a cogliere ogni minimo particolare; cercando di fare attenzione a respirarla il più possibile.
Starne a guardare le cose...



... e le persone.


Ammirarne i particolari, tutta la storia che c'è intorno. Tutta la storia di cui si fa parte, anche se per breve tempo. La storia di questi luoghi si costruisce anche col proprio sguardo. O, almeno, a me piace pensare che sia così.


Sentire di essere vivi. Magari non sempre e non ovunque. Ma alcune sensazioni sono inevitabili e fanno gustare più e meglio di altre la personificazione del verbo essere. Questo "essere qui e adesso" non sarà facile da dimenticare. Ma, d'altronde, nemmeno lo si vuole.







E poi le pile della macchina fotografica si scaricano. Mi ripropongo, un po' materialmente, per il nuovo anno, di comprarmi una di quelle digitali con le batterie al litio. Perché mi spiace di non poter più fotografare il resto. Non ho modo di fotografare il ritorno. Ma forse è meglio così. I ritorni sono spesso tristi. Ed ora che ci penso, tutto quello che mi serve è qui. Non serve nulla di più. Non serve altro.

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sabato 25 ottobre 2008
@NO NuKE
L'acustica non era ottima, a parer mio. Ed un concerto non è un concerto se non è par terre. Il primo anello permette di vedere discretamente il palco e di non sudare troppo. Ma se, a fine serata, non esco di lì che sono sudata marcia e con le gambe e i piedi e la schiena doloranti dai salti e dai balli e dal movimento continuo, non mi sento soddisfatta. No. L'atmosfera, in mezzo alla gente, è tutta un'altra cosa.
Il telefono ha iniziato a segnalarmi "batteria scarica" dopo appena due video girati. E così non ho tanti ricordi multimediali quanti ne avrei voluti. Almeno, non li ho adesso e non li ho qui. Perché dopo poco mi sono appropriata del cellulare di un mio amico ed ho fatto come se fosse stato il mio, girando video quasi ad ogni respiro dei gruppi che si sono alternati sul palco.
Premesso ciò...
... Bugo è un tipino niente male. La sua musica e la sua presenza sul palco, al primo impatto, (mi) piacciono. I Linea 77 sono sempre i Linea 77, e credo che alcune delle loro canzoni riescano a coinvolgere il pubblico come poche altre. In parecchie occasioni le loro urla sonore hanno fatto le veci delle mie urla cardiache. Gli Afterhorus hanno suonato parecchio, ed ho notato che Roby Dell'Era scivola (letteralmente) sul palco in una maniera che fa sorridere, ma che è seriamente ipnotica. Mi sono chiesta come faccia a muoversi così pur avendo una chitarra in mano. Niente "Riprende Berlino"; la volevo sentire dal vivo, cazzo. Ma poi è arrivata "Musa di nessuno", e la sua dolcezza ha allargato due labbra in un sorriso. E non è speciale, ma è per te. Ah... meglio una frase così che mille mazzi di rose rosse.
I Subsonica. I Subsonica?! Ecco, i Subsonica. I Subsonica - è inutile - sono da ballare. Non c'è niente da fare. I Subsonica sono da ballare. Il primo anello non è adatto a ballare. Ma, va beh, sono anche da ascoltare. E credo di potermi concedere il lusso di ascoltarli con attenzione... dopo circa cinque volte che li vedo in un anno... Ma l'attenzione fa notare ancor di più che Samuel ha dimenticato la memoria da qualche parte. Forse a casa, forse dietro le quinte... Ma, va beh, Samuel non è Samuel se non si scorda i testi delle *sue* canzoni. No?
Ho dimenticato qualcuno?! Ah, sì. Ma l'ho fatto apposta. Per lasciare come gran finale quello che in realtà ha dato inizio alla serata. Le Luci della Centrale Elettrica. E non c'è niente da fare. Questo ragazzo - la sua voce, le sue parole, le corde della sua chitarra - è una droga.
Spiacente (di nuovo) per la scarsa qualità del video. La musica, però. E' la musica- E, tra le sue canzoni, è quella che preferisco. Mi chiedo come si faccia. A non preferirla.



E la prossima volta io voglio stare lì. Non lì, dove si arriva a guardare anche dentro le narici del cantante. Non lì, dove il pogo selvaggio mette a serio rischio la vita propria e altrui. Nemmeno lì, dove le persone stanno tranquille con le braccia incrociate, ad ascoltare. No. Io la prossima volta voglio stare lì. Lì in fondo. Dove la calca si dirada. Ed ognugno si distacca un po' dal resto del mondo. E danza.

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domenica 25 maggio 2008
Questo post è per ieri
E' per la partenza da casa all'una del pomeriggio. E' per la pioggia fuori, in autostrada, e per la nebbia dentro. E' per la strada sbagliata dirigendosi verso Le Gru e per un navigatore satellitare che ci ha fatto sbagliare strada, appunto. E' per la strada sbagliata anche per dirigersi verso il centro di Torino. E' per l'aperitivo preso al Caffè Vittorio. E anche per l'aperitivo preso in quel bar di Via Po di cui ora non ricordo il nome. E' per Piazza Vittorio gremita di gente. Per il palco che apre verso la collina, verso la Gran Madre, verso tutto lo splendore di Torino. E' per lo stare bene qui in mezzo. E' per la pioggia, che ha smesso di cadere giusto un po' prima della messa in musica della piazza. E' per il concerto dei SUbsOnica, il sesto cui assisto dal vivo, ma non mi basta mai; ne vorrei ancora. E' per gli amici incontrati a Torino esattamente tre anni fa e riabbracciati proprio lì ieri sera. E' per i murazzi, per il camminare a fianco del Po e per il pensare sempre: che bello. E' per quella ragazza romana cui ho scroccato una sigaretta da cedere ad altri, e per il suo brillo "ci vediamo a Roma"; chissà, tutto può essere. E' per la vodka lemon sorseggiata prima di andare via. E' per la sosta in autogrill al ritorno, perchè i veri viaggi non possono mancare di una sosta in autogrill. E' per i pensieri di oggi, che ancora sono girati versi ieri, ma che già speramo per un domani. E' per un po' di cose, insomma. E sono ancora tutte qua.


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mercoledì 2 aprile 2008
Il concerto comincia quando la gente inizia a spingere

L'attesa fuori dal Palastampa (anzi, ex Palastampa). Le transenne e le telecamere di All Music. Le 9 e il concerto ancora non è iniziato. Le 9 e un quarto e il concerto ancora non è iniziato. Le luci che si spengono. La gente che fischia. La musica che comincia. Le prime canzoni. Cantare più forte che si può. Applaudire più forte che si può. L'aria che manca. Lo spazio che si restringe. Ballare. Sudore sudore sudore e ancora sudore. Voglia di cantare. Voglia di urlare. Ancora voglia di ballare, echissenefrega se lo spazio è poco, se lo spazio non c'è. Maltratto le mie mani picchiandole forte una contro l'altra, al ritmo dei battiti delle altre mani. E' uno dei suoni che adoro di più: tante mani che creano una melodia insieme. Sudo, e ballo, e canto, e cerco di tenermi in piedi quando si creano onde umane che vanno a destra e a sinistra e s'infrangono poi sul fondo, contro le transenne (contro di me). Gli sguardi. Gli scambi di parole con gli sconosciuti che ballano accanto a te. Le ultime canzoni. E vorrei che questo concerto non finisse mai. I capelli legati alla meno peggio. Le gambe che a fatica reggono. Il mal di schiena. E ancora la voglia di ballare e cantare (con la voce e con la forza che rimane). Il serpentone di persone che si crea per uscire. L'uscita dall'ex Palastampa che sembra durare più dell'intero concerto. Il ritorno a casa della mia ospite torinese in taxi. Il tassista che ha voglia di parlare e noi distrutte che a mala pena riusciamo a rispondergli. Il tassista che ci racconta di quando conosceva il batterista dei Subsonica; di quando conosceva "il buon vecchio Enri". La pizza all'una di notte. Andare a dormire senza lavarsi, ma chi ce la fa?. Sveglia alle 9, doccia e poi via. Oggi esame. Colazione al King Kong Microplex. Ultimo ripasso in biblioteca. Occhi stanchi, occhi che si chiudono, occhi che si vorrebbero chiudere, ma che non possono, perchè si deve studiare. Stomaco che brontola, stomaco che vorrebbe mangiare, ma che non può. Mal di testa che avanza. Le 2 e il professore non arriva. le 2 e un quarto e il professore non è ancora arrivato. Le 2 e mezza e finalmente il professore arriva. Con calma, prof. Ho troppo mal di testa per agitarmi come mio solito. Moment. Mal di testa che passa e agitazione che cresce. Non rendo; non mi sembra di rendere. Eppure l'esame va. E va anche bene. L'ultimo esame. L'ultimo esame di questa carriera universitaria. Dovrei essere contenta. Dovrei?! Massì, che lo sono. Vado in bagno e mentre ci vado ripeto ad alta voce HO FINITO GLI ESAMI, HO FINIYO GLI ESAMI, CAZZO HO FINITO GLI ESAMI!! Sono contenta, sono contenta. Ma c'è anche un po' di nostalgia. E' già nostalgia per quest'univeristà. E per gli anni passati qua dentro. E per tutto. Esco fuori e c'è il sole. C'è il sole e fa caldo. C'era il sole anche prima, ma adesso è diverso. Finire gli esami in un giorno di sole e di caldo. Niente male. E Torino è bella. E' sempre bella. Il sole su Torino pure. Torino, Torino, ancora Torino e sempre Torino. Torino che oggi mi sorride. Torino che mi saluta mentre mi allontano da lei col treno. Torino che ieri sera mi ha regalato un concerto da favola. Torino che mi abbraccia quando mi addormento dentro lei. Torino e me, oggi.






(E mai andare a un concerto se il giorno dopo si ha un esame. Decisamente sconsigliabile*).






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