i miei pensieri, nell'etere
mercoledì 29 aprile 2009
Tra fiori urlanti
Fuori c'è un sole da quasi maggio e un caldo che probabilmente, vista l'ora, sta diventando meno caldo, ma che oggi ha tenuto proprio... caldo. Dentro ci sarebbero un po' di lavori domestici e accademici da fare - soprattutto accademici... - ma ci sono anche un po' di cose che frullano per la testa e che quasi sicuramente sovrasteranno tutta la buona volontà che è ligia al dovere, ma che si fa anche facilmente abbindolare. La testa pensa ad una laurea che ormai è sempre più vicina, ma che almeno due mercoledi' al mese sembra essere [ancora] fottutamente lontana. Pensa ad un posto di lavoro in cui si avrebbe piacere a lavorare. Pensa già ad organizzare un futuro che è tutto fuorché certo, ma - che diamine! - un po' di ottimismo e di ambizione ogni tanto possono anche concedersi il lusso di avere la meglio su quei cazzo di negativismo e di realismo che mi stanno sempre accanto, uno a destra e uno a sinistra, a limitarmi la fantasia e l'autostima.
La testa pensa, la testa va... Se solo il corpo potesse seguirla in tutti i luoghi in cui finisce ogni microsecondo... in mezzo alle nuvole o tra fiori urlanti, con cento demoni che giocano, manipolando il dna, rimandando tutto a domani... [*]
Sì, penso che farò così. Rimanderò tutto a domani. Tanto il tempo che si ha è questo, non gli si può molto sfuggire. Ma per oggi sono quello che voglio, sono quello che ho in testa. Sono come sono, sono cosa "suono". [*] Sono cosa scrivo...
E non finire mai. [*]

[*] si ringrazia la musica degli Afterhours e dei Blu Vertigo per l'ispirazione cerebrale.

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mercoledì 15 aprile 2009
L'anima brucia più di quanto illumini
L'ho riascoltata qualche giorno fa, dopo un po' di tempo che le sue note non scandivano più il ritmo dalle casse del mio computer. L'ho ritrovata - se così si può dire - in seguito ad uno di quei test che ogni tanto propongono su facebook. Questo intitolava "Quale canzone degli Afterhours sei?". Ed è risultato che io sarei lei.
Ha il sound della solitudine d'estate, dello sguardo che si incanta a guardare fuori alla ricerca di qualcosa, ma in realtà cerca solo un punto da fissare per far scorrere i pensieri nella testa. Ha il sound del tempo che cambia, delle cose che cambiano e di quelle che rimangono sempre come sono. Ha il sound di me.
Così adesso la ascolto, e la ascolto, e la riascolto... mentre mi fa pensare a mille cose e forse non me ne fa pensare a nessuna, perché alcune ne eliminano altre in uno sterminio continuo [è il naturale processo di eliminazione].
Alla fine poco importa cosa rimane delle mie idee. La musica rimane, e io scopro che anche [solo] una canzone può essere una buona compagnia.


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posted by buИCiA at 16:40 | Permalink | 7 comments
sabato 25 ottobre 2008
@NO NuKE
L'acustica non era ottima, a parer mio. Ed un concerto non è un concerto se non è par terre. Il primo anello permette di vedere discretamente il palco e di non sudare troppo. Ma se, a fine serata, non esco di lì che sono sudata marcia e con le gambe e i piedi e la schiena doloranti dai salti e dai balli e dal movimento continuo, non mi sento soddisfatta. No. L'atmosfera, in mezzo alla gente, è tutta un'altra cosa.
Il telefono ha iniziato a segnalarmi "batteria scarica" dopo appena due video girati. E così non ho tanti ricordi multimediali quanti ne avrei voluti. Almeno, non li ho adesso e non li ho qui. Perché dopo poco mi sono appropriata del cellulare di un mio amico ed ho fatto come se fosse stato il mio, girando video quasi ad ogni respiro dei gruppi che si sono alternati sul palco.
Premesso ciò...
... Bugo è un tipino niente male. La sua musica e la sua presenza sul palco, al primo impatto, (mi) piacciono. I Linea 77 sono sempre i Linea 77, e credo che alcune delle loro canzoni riescano a coinvolgere il pubblico come poche altre. In parecchie occasioni le loro urla sonore hanno fatto le veci delle mie urla cardiache. Gli Afterhorus hanno suonato parecchio, ed ho notato che Roby Dell'Era scivola (letteralmente) sul palco in una maniera che fa sorridere, ma che è seriamente ipnotica. Mi sono chiesta come faccia a muoversi così pur avendo una chitarra in mano. Niente "Riprende Berlino"; la volevo sentire dal vivo, cazzo. Ma poi è arrivata "Musa di nessuno", e la sua dolcezza ha allargato due labbra in un sorriso. E non è speciale, ma è per te. Ah... meglio una frase così che mille mazzi di rose rosse.
I Subsonica. I Subsonica?! Ecco, i Subsonica. I Subsonica - è inutile - sono da ballare. Non c'è niente da fare. I Subsonica sono da ballare. Il primo anello non è adatto a ballare. Ma, va beh, sono anche da ascoltare. E credo di potermi concedere il lusso di ascoltarli con attenzione... dopo circa cinque volte che li vedo in un anno... Ma l'attenzione fa notare ancor di più che Samuel ha dimenticato la memoria da qualche parte. Forse a casa, forse dietro le quinte... Ma, va beh, Samuel non è Samuel se non si scorda i testi delle *sue* canzoni. No?
Ho dimenticato qualcuno?! Ah, sì. Ma l'ho fatto apposta. Per lasciare come gran finale quello che in realtà ha dato inizio alla serata. Le Luci della Centrale Elettrica. E non c'è niente da fare. Questo ragazzo - la sua voce, le sue parole, le corde della sua chitarra - è una droga.
Spiacente (di nuovo) per la scarsa qualità del video. La musica, però. E' la musica- E, tra le sue canzoni, è quella che preferisco. Mi chiedo come si faccia. A non preferirla.



E la prossima volta io voglio stare lì. Non lì, dove si arriva a guardare anche dentro le narici del cantante. Non lì, dove il pogo selvaggio mette a serio rischio la vita propria e altrui. Nemmeno lì, dove le persone stanno tranquille con le braccia incrociate, ad ascoltare. No. Io la prossima volta voglio stare lì. Lì in fondo. Dove la calca si dirada. Ed ognugno si distacca un po' dal resto del mondo. E danza.

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posted by buИCiA at 11:11 | Permalink | 12 comments
domenica 13 luglio 2008
Non basta
Questa volta credo proprio di essermela tirata. L'avevo programmato da troppo tempo - da maggio - e lo stavo aspettando con troppa voglia. E come succede a volte quando aspetti qualcosa di bello bello, quel qualcosa di bello bello non arriva. E tu rimani lì, che ancora hai voglia di saltare e di ballare e. E invece niente.


Perché, alla fine, ieri sera il TTFF (Torino Traffic Free Festival) non c'è stato. O meglio, c'è stato, ma non per me.
Il tempo di arrivare a Torino e di constatare che, contrariamente a quanto talvolta mi sono ritrovata a pensare, anche la periferia di Torino mi piace. Il solo fatto di essere in zona torinese mi fa stare bene, quindi mi piace anche il qui della periferia.
Il tempo di parcheggiare e di dirigersi verso il Parco della Pellerina. E di fermarsi a prendere un panino. Ed ecco, è adesso che comincia a piovere. Ma è una pioggia estiva, potrebbe finire da un momento all'altro, no? No. In realtà, no. E continua, imperterrita. Continua e non è più solo pioggia, ora è fulmini e tuoni. Ora è il fermarsi sotto il tendone di un porcaro per cercare rifugio. Ora è continuare a sostare qui sotto, sperando che passi, ma continuando a mantenere quella preoccupazione per l'acqua che si mischia alla terra e diventa fango e in che condizioni sarà il prato sotto il palco? Eh, il palco. Il palco non lo vedo nemmeno. Non l'ho nemmeno visto. Perchè il temporale proprio non accenna a terminare ed un rivolo d'acqua sotto i miei piedi mi fa affondare un po' dentro la terra, sempre un po' di più, dato che ora il rivolo d'acqua diventa una pozzanghera, e sempre più vasta; sempre di più.
Il tempo di ragionare sul da farsi, che sotto questo tendone non possiamo rimanere ancora più di tanto, che già abbiamo le scarpe compromesse, tra poco la situazione peggiorerà.
Il tempo di buttarsi sotto la tempesta, e nel frattempo la strada che conduceva dentro il parco, verso il mio adorato concerto, è diventata un fiume in piena e ora non sono più solo i piedi. Ma sono anche i pantaloni, sono i capelli, sono le braccia e le mani, sono la schiena e il volto. E allora si deve correre. E siamo dentro a un parco con degli alberi, cazzo, e questi fulmini mi fanno paura. Corriamo, e c'è chi "Tanto ormai!" e schizza l'acqua delle pozzanghere verso i propri compagni d'avventura. Corriamo, e dalle casse dei porcari fuoriescono suoni diversi; stiamo correndo, ma i suoni facciamo in tempo a sentirli. Questo suono è reggae, e mi piace, e penso "Tanto ormai!" anche io. E allora perché non rallentare un po' la corsa e proseguire ballando? Si, ormai è come se mi fossi buttata dentro una vasca da bagno completamente vestita, quindi perché non ballare un po'? Sarebbe divertente ballare sotto la pioggia. Ma manca ancora della strada alla macchina e la pioggia è così forte... Il ballo dura poco.
Il tempo di dividerci, perché due andranno a recuperare la macchina e due aspetteranno, per quanto possibile, al riparo. Il tempo di saltare su e verificare che il tessuto bagnato addosso è veramente fastidioso. Il tempo di capire che giro dobbiamo fare per dirigerci verso la tangenziale. E quella che diventerà autostrada. Il tempo di imprecare, perché ce ne stiamo andando. E Torino finisce qua, stasera. Qua e così. Con un concerto mai visto. E con una città che non è stata vissuta a sufficienza. Perché Torino, stasera, non basta. Non è bastata. E' durata troppo poco.


E ci sono un po' di frasi che mi rimangono qua... Sono quelle che volevo sentire cantare da Manuel. Cazzo, io volevo sentire cantare Manuel!! Volevo sentirgli cantare:


... Non sarebbe bello venire a rincontrati
Senza aver paura di non ritrovarci mai?...


...Ma fra di noi c'è un segreto che non so
E' la complicità del volo
La mia lingua sul tuo culo...


...Le notti-le botte-le stelle-com'erano belle
Ma ora ho un senso inverso
Amanti-amici-umanisti-ribelli
Musicisti mai fratelli
Adesso-solisti-coltelli
Del niente-del niente
Che al limite ti fai una sega, ti fai qualcosa...


... Voglio la tua bocca
Ma mi passerà
Prima che si apra per me...




Volevo sentirlo cantare. Solo per stare meglio oggi. Solo per.
Occorre rimediare a quello che non è stato. Ma come?
Non lo so. Per il momento so solo che le ossa del collo e della schiena dolgono un po' a causa dell'umidità presa. E che mi serve una doccia. Acqua, tanto per cambiare. "Tanto ormai!"


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giovedì 28 febbraio 2008
Un giorno dopo l'altro
Mi succede di frequente di ignorare la sveglia del pomeriggio, e quella di oggi è stata ignorata così tanto che nemmeno mi ricordo di averla staccata; nemmeno mi ricordo di averla sentita suonare. Mi addormento verso le quattro di un pomeriggio che avrebbe dovuto essere - studiosamente parlando - produttivo. Mi sveglio che sono le cinque e tre quarti con la sensazione di aver perso ore preziose nel limbo di un ozio privo, tra le altre cose, di sogni.


Mi siedo davanti al computer, annoiata, ma trovo il modo di sentirmi utile quando Gilda si solleva reggendosi sulle zampine posteriori e, cominciando ad attirare la mia attenzione grattandomi un braccio con quelle anteriori, mi fa capire che ha bisogno di me; o, almeno, delle mie coccole. La tiro su e la faccio adagiare sulle mie cosce; posa il capo nell'interno del gomito e si lascia andare a sporadici addormentamenti, in cui cede alla forza di gravità e poi si desta, a causa della posizione, poco consona ad un pisolino, in cui è. Potrebbe andare a dormire sul divano, per terra o nella sua cuccia, e invece vuole stare qui, tra le mie braccia. Questo mi fa onore. E mi fa anche sorridere, quando avverto i piccoli sobbalzi che fa, per via di un improvviso singhiozzo. Mi scordo sempre che anche ai cani può venire!
La lascio sonnecchiare su di me ancora un po' e poi la porto fuori. Lettore mp3 alla mano (anzi, all'orecchio); tempo fa non uscivo mai senza ed era una semitragedia quando lo scordavo a casa. Mi sono abituata a lasciarlo sulla scrivania di camera mia da quando ho l'occasione di usare di più la macchina (e lì accendo la radio), mentre fino a qualche mese fa vivevo dentro ai mezzi pubblici, e non sempre risulta facile occupare l'attesa del bus e il tragitto seguente solo con i pensieri. i pensieri viaggiano meglio, se scorrono al suono di una musica.


Così, un passo dopo l'altro, ascolto Simone White domandarsi how many moons are reflected in the lake, lascio urlare i Linea 77, cerco di resistere dal dondolare sui Pixies, e dal cantare insieme agli Afterhours. Oggi è una di quelle mie giornate non proprio allegre, e allora apro una parentesi simpatica con Cochi e Renato (perchè sì, la vita l'è bela, l'è bela, basta avere l'umbrela, l'umbrela, che ripara la testa...).

Mi riavvio verso casa, e mi chiudo il mondo alle spalle. Ora siamo io, Gilda e i Verdena. Chissà come farà, a loro, a venire dolce anche senza miele...?



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lunedì 18 febbraio 2008
Ma il vuoto crea stabilità
A casa, in malattia, ascolto un po' di Afterhours, mentre tengo una coperta addosso.
Solo poche righe per comunicare (in)direttamente che non c'è niente che sia per sempre. E anche se oggi "love is pain", chissà che, magari, un domani, love non sia happiness.
Certe persone, quel "sempre", se lo meriterebbero proprio.
Non aggiungo altro. A buon intenditor, poche parole. O, come da sopra, poche righe.





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