i miei pensieri, nell'etere
giovedì 18 giugno 2009
Alla ricerca del gusto
E' da un secolo che non scrivo, eppure non è da un secolo che non penso.
Ho pensato proprio un attimo fa, ho pensato anche adesso, e penserò anche fra un attimo, se solo ci penso.
Che cos'è che è andato perso? Perché qualcosa, forse, lo è andato. O forse non c'era nulla da perdere. Il che, sempre forse, è peggio. Perché significherebbe che il mondo nella mia testa è disincantato. E allora quello che sento cos'è? Cos'è quest'ululato?!
Ah, magari è solo il pensiero di prima. Magari ulula alla luna, che a parlar col cielo... cosa volevo dire?!
Ecco, quello che pensavo adesso non l'ho già più in mente. Scordato. Scappato.
Nè troppa allegria, nè troppa tristezza. Semplicemente questo limbo.
E dire che il purgatorio io non l'ho mai gradito. Le vie di mezzo spesso sono insipide.
Ci si lamenta sempre del troppo dolce o del troppo amaro, ma in realtà sono i gusti indefiniti ad essere i meno graditi. Non si sa dar loro un nome, e di certo non sarò io a farlo.
A quest'ora della notte vado d'accordo solo con la rima. E adesso che ci penso - diamine! - perché mai non c'ho pensato prima?!

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mercoledì 20 maggio 2009
Per dirla alla Vasco
Ho cominciato ad assaporare la primavera, ma in realtà è già quella che sta diventando estate. Ho gustato i discorsi davanti a una pagina elettronica, quelli al caldo su una coperta stesa per terra, improvvista per un picnic a tema; ho assaporato i saluti sorridenti inviati con la mano a partire dalle labbra, il cielo riflesso nel nutrimento di qualche campo irrigato...
Ho gustato anche la fatica, perché anche quella può essere gustata. Il ritorno a casa quando il tramonto si accende a tarda serata. Il rallentamento delle ore che arrivano più tardi e che nonostante questo sembrano presto. Le pagine di un buon libro. La stessa musica sentita mille volte e riscoperta più bella ognuna di queste. Basta poco per gustare la semplicità.

E poi ho sentito una vecchia canzone all'interno di un film tutto sommato ancora nuovo. Cosa resterà di questi anni Ottanta, domandava. Ed io mi chiedo cosa resterà di questi anni Zero.
O, per dirla alla Vasco*,
cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni Zero?

* Brondi, però.

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mercoledì 29 aprile 2009
Tra fiori urlanti
Fuori c'è un sole da quasi maggio e un caldo che probabilmente, vista l'ora, sta diventando meno caldo, ma che oggi ha tenuto proprio... caldo. Dentro ci sarebbero un po' di lavori domestici e accademici da fare - soprattutto accademici... - ma ci sono anche un po' di cose che frullano per la testa e che quasi sicuramente sovrasteranno tutta la buona volontà che è ligia al dovere, ma che si fa anche facilmente abbindolare. La testa pensa ad una laurea che ormai è sempre più vicina, ma che almeno due mercoledi' al mese sembra essere [ancora] fottutamente lontana. Pensa ad un posto di lavoro in cui si avrebbe piacere a lavorare. Pensa già ad organizzare un futuro che è tutto fuorché certo, ma - che diamine! - un po' di ottimismo e di ambizione ogni tanto possono anche concedersi il lusso di avere la meglio su quei cazzo di negativismo e di realismo che mi stanno sempre accanto, uno a destra e uno a sinistra, a limitarmi la fantasia e l'autostima.
La testa pensa, la testa va... Se solo il corpo potesse seguirla in tutti i luoghi in cui finisce ogni microsecondo... in mezzo alle nuvole o tra fiori urlanti, con cento demoni che giocano, manipolando il dna, rimandando tutto a domani... [*]
Sì, penso che farò così. Rimanderò tutto a domani. Tanto il tempo che si ha è questo, non gli si può molto sfuggire. Ma per oggi sono quello che voglio, sono quello che ho in testa. Sono come sono, sono cosa "suono". [*] Sono cosa scrivo...
E non finire mai. [*]

[*] si ringrazia la musica degli Afterhours e dei Blu Vertigo per l'ispirazione cerebrale.

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giovedì 19 marzo 2009
Forse è in-evitabile
E' come il tiepido. Ma non come il tiepido in generale, è come il tiepido quando si avrebbe necessità del caldo intenso. E' come il tiepido quando si vorebbe un fresco paralizzante.
E' come la sete che inaridisce la gola quando non si ha nemmeno un rubinetto a disposizione. E' come le scarpe che lacerano i piedi quando c'è ancora tanta strada da fare.
E' come l'alzare la mano perché si è notato che l'insegnante ha commesso un errore, ma si sa che quella mano rimarrà alzata invano perché l'insegnante non vuole essere rimproverata pubblicamente da un alunno.
E' come questo computer che a volte si blocca e non accetta nemmeno di essere riavviato; è come lo staccargli la corrente perché si sa che non c'è altra soluzione.
E' come svegliarsi nel cuore della notte e non riuscire più a dormire ed essere consapevoli che sono quasi le 5 del mattino e che sarà comunque molto dura quando la sveglia suonerà tra poco più di un'ora e mezza e spetterà una lunga giornata di lavoro.
E' come il sentire l'impellente bisogno di scrivere che per essere attuato avrebbe bisogno di luce e di velocità su questi tasti, ma doverlo in qualche modo tamponare, perché la luce più alta e lo scrivere frenetico sveglierebbero la casa.
E' come il cercare di leggere sforzando la vista perché non si hanno gli occhiali.
E' come due persone messe l'una contro la schiena dell'altra che cercano di abbracciarsi muovendo entrambi verso il loro davanti quando invece dovrebbero reciprocamente girarsi e stringersi.
E' come il non poterlo definire né delusione, né tristezza, né altro, perché non sempre le sensazioni hanno un termine che può trovare corrispondenza con quelli già esistenti nella propria lingua.
E' come il punto interrogativo che rimane alla fine del dubbio: si può evitare? Si può fare qualcosa? Si possono cambiare le cose in un modo che le faccia sembrare come se in realtà non fossero mai cambiate? E' come il porsi questa domanda ma non poter trovare una risposta, perché a volte la risposta può essere data solo da altri che non conoscono nemmeno, o ignorano, la fonte del dubbio.
E' come dover mettere il punto quando invece si vorrebbe scrivere ancora, e all'infinito. E' come dover troncare un pensiero che per trovare soddisfazione non dovrebbe nemmeno essere limitato con la punteggiatura; come troncare un pensiero che vorrebbe almeno (in)finire con i puntini di sospensione...

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mercoledì 11 febbraio 2009
Toc toc. C'è qualcuno?
E siamo ancora qua.
E il vento ci viene a chiamare, bussa alle porte ma trova solo pareti chiuse. Non siamo abbastanza svegli da rispondergli e accettare l'invito [non siamo abbastanza attenti].
Più le giornate si aprono e più noi ci chiudiamo e precludiamo un sacco di possibilità. Si getta lo sguardo fuori insieme ai vorreifareisarei, ma è inutile. Perché alla fine siamo sempre qua.

[Ho lasciato l'adrenalina da qualche parte, ma non ricordo dove. Provo a guardare sotto il letto.]


C'è il silenzio a far rumore. Non hai voglia di niente e ti sfregi con i raggi del sole.
Trucco e parrucco per esser pronti ad ogni eventualità. E dire che l'unica certezza è che alla fine della giornata saremo ancora qua.

[Provo a guardare nell'armadietto in bagno.]

Come se non bastasse, si forma anche il vuoto. Si allarga, si dilata, sinuosamente. Proviamo a colmarlo, ogni tanto, ma sbagliamo. Lo abbiamo colmato di niente.

[Provo a guardare tra i panni sporchi.]

Avevamo trovato qualcosa da fare, ma costava troppo e abbiamo rinunciato. Finché c'è stato l'inverno, era buio e si era giustificati. Adesso comincia ad allungarsi la luce, niente più scuse a nostro favore.

[Provo a guardare in garage, tra le vecchie cose.]

Non hai nemmeno voglia di alzarti per pulire le lenti e ti lamenti? Parlo con te. Sì, parlo con te. Parlo di io e di me,
ma non siamo forse meno soli se ci pluralizziamo in un noi?!

[Provo a guardare in cucina.]

Il vento non durerà a lungo. Sa essere convincente, se glielo concediamo. Ma non è un insolente e non ama dar fastidio. Se nessuno gli apre la porta ci lascerà qui, impotenti.

[Ho provato a guardare ovunque, ma ovunque era il posto sbagliato. Forse avrei dovuto solo mettere il naso fuori. O smettere di cercare, se non ero abbastanza convinta di voler trovare.]


Ma, siamo realisti, non ci bastiamo. Mi serve uno stimolo. Ti serve uno stimolo. Ci serve...

you need some activator
you need some activator you need some activator aCTIvaTOr ACtiVTOR AcTivaTOr actiVAToR acTiv...

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domenica 8 febbraio 2009
I got sunshine
le condizioni atmosferiche hanno la capacità di condizionare. se non sempre, almeno molto spesso.
così succede che oggi, fuori, ci sia il sole e, nonstante io me ne stia seduta su questo divano con una coperta sulle spalle, si presume che la temperatura esterna sia meno fredda del solito.
da qui intravedo il cielo terso e la cima di alcuni alberi, e a dirla tutta non ho il coraggio di affacciarmi alla finestra e tira
re a lato la tenda per vedere meglio, perché sarebbe peggio; per me sarebbe peggio. perché le condizioni atmosferiche hanno la capacità di condizionare, e forse il gioco di parole non è del tutto casuale.
il sole, questo sole, condiziona l'umore. mette allegria, pur se non si è là fuori a goderselo. ma mette anche nostalgia, perché, inevitabilmente, riporta alla memoria alcune situazioni già - ahimé - vissute. e anche l'odore fresco che c'è nell'aria sa già di primavera; sa già di altre primavere, rimaste nel cuore e nella testa, rimaste qui da qualche parte e pronte a riemergere in
una giornata così.
mi domando se possa essere utile (per me) evocare qui tutto quello che i ricordi mi stanno facendo riassaporare. e mi rendo conto che forse la risposta è no. perché non credo sia interessante (almeno per chi leggerà) sapere che mi ricordano il cioccolato, la bandiera della pace, un sacchetto di patatine mangiato al posto di una cena, un gruppo di studio per interpretare Talcott Parsons, Torino, il treno, il ritorno in auto con il cielo che da rosso diviene nero, i miei vecchi pantaloni militari e il giubbotto di jeans, le persone... quante persone...
vivere ricordando il passato è piacevole, ma fino a un certo punto. eppure, talvolta, è inevitabile, e forse qualche altro romanticonico
mi potrà dare ragione. eppure continua a rimanere qua, e anche quello che scrivo mi sembra di averlo già scritto; forse sotto altre spoglie, ma le sensazioni non andavano molto lontano da queste qua.
le condizioni atmosferiche hanno la capacità di condizionare. mi hanno condizionato l'urgenza di scrivere, che premeva talmente tanto da impedirmi di badare anche alle maiuscole in questo post. d'altronde l'ho detto: era urgente. come solo l'impellenza di liberarsi dai propri demoni sa essere.


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lunedì 19 gennaio 2009
Perossido di idrogeno
Ho un taglio su di un dito; pollice destro. Comincia dove finisce l'unghia. Credo sia lì da un po'. Solo che prima non faceva male. Era solo una spaccatura nella pelle. Adesso, sotto, intravedo un po' di sangue. Se lo tocco fa un po' male. Se maneggio qualcosa, fa un po' male. Prima non lo faceva. E nemmeno ci facevo caso. Nemmeno mi ero quasi accorta che fosse lì. Ora è emerso il dolore. E so della sua esistenza.
Ho un taglio sulla bocca. Al posto della bocca. Lungo e rettilineo. A volte non mi accorgo nemmeno di averla, una bocca. Nemmeno quando sorrido, la do per socontata. Poi capita di tenerla chiusa per un po', un bel po', e mi viene in mente di tutto il tempo che non ho passato a ridere. Allora mi accorgo di averla. Ma è solo quando non rido che mi accorgo della sua presenza.
Ho due tagli sugli occhi. A volte sono talmente spalancati che li chiamo con il loro vero nome; occhi, appunto. Altre volte rimangono così tristemente indefiniti che altro non possono sembrare, se non dei tagli. Sognano di scrutare il mondo e di rimanere il più possibile asciutti. A volte, a forza, ci riescono (a rimanere asciutti). A volte... che facciano quello che vogliono, massì; che facciano quello che vogliono. Tanto è quando non sono abbastanza aperti che mi accorgo di loro. Quando si chiudono e pensano a tutto quello che non c'è. Emergono i sogni. E so della loro esistenza.
Ho mille tagli, su tutto il corpo. Fino a che non si cicatrizzano, saprò di loro. Riuscirò a dimenticarli solo quando mille segni prenderanno il loro posto. Quindi, forse, è inutile stare qui a pensarci. Ci vuole tempo, molto tempo, affinché la pelle si riemargini.



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mercoledì 7 gennaio 2009
Then comes the snow
La sveglia, quella mentale, stamattina suona presto. Con un netto anticipo su quella programmata sul cellulare. Forse è per via dell'urgenza per le varie cose che devo fare nella giornata, forse è per controllare le condizioni metereologiche; non lo so. Fatto sta che sono da poco passate le otto, ed io sono in piedi già da un'ora. La neve, oggi, mi consente - o mi obbliga, dipende dai punti di vista - ad un giorno di riposo in più. Penso che almeno avrò modo di sbrigare quel po' di cose che mi preme fare. Penso che almeno avrò il tempo per pensare.E non sono proprio sicura che la seconda delle possibilità sia un bene, ma non credo di avere via di fuga dalla mia testa. Se almeno nevicasse anche lì, avrei un giorno di riposo anche dai miei strizzamenti di cervello. Ma lì dentro non credo proprio che stia nevicando. C'è un po' di nebbia, tuttalpiù, ma nulla che possa permettere di dichiarare lo stato di calamità naturale. Così continuo a macinare. Una sorta di ruminamento continuo. Ma c'è sempre stato. C'è adesso. E ci sarà, nei secoli dei secoli, amen.
E tuttavia non è così fastidioso, almeno non oggi. Nostalgico, forse, ma non fastidioso. E ci sarebbe ancora tanto da dire. O tanto da non dire? Io scelgo la seconda. E vado. A fare. Qualcosa.




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venerdì 26 dicembre 2008
E altro ancora
Stavo pensando.
Di come certe canzoni, belle o brutte che siano, in qualsiasi momento le si riascolterà, per sempre ricorderanno altri momenti, e le sensazioni che li hanno accompagnati; belle o brutte che siano. [Questa, ad esempio, è una delle mie preferite e la ascolto sempre con piacere; ma è triste, quindi mi sa che ora passo avanti].
Che certe persone sono portate per l'eterna insoddisfazione, e quando finalmente ottengono ciò che tanto avevano bramato si ritrovano nella condizione di voler ritornare alla condizione precedente; c
'è sempre qualcosa che non basta [non basta mai].
Che siamo quasi nuovamente giunti alla fine di quest'anno [dell'ennesimo anno]. Forse è il caso di riflettere su potenziali buoni propositi. [Vorrei avere il tempo. Vorrei avere più tempo. Vorrei riuscire ad avere il tempo per stare più vicina alle persone che mi stanno a cuore. Vorrei riuscire ad avere il tempo per stare più vicina a me stessa. Vorrei essere meno sensibile. Perché a volte basterebbe anche solo sentire, anziché sentire
troppo].
Che passato dicembre ci sarà gennaio e, nonostante si dica che sia il mese più freddo, sembrerà che l'inverno starà per giungere al termine. Anche se, a volte, il gelo e il vento freddo sul volto non so
no affatto male. [Purché ci sia il sole. Purché passi il mio inverno].
Ai viaggi in treno, fatti in qualsiasi stagione. Ad alcuni viaggi in particolare. A quelli che da un po' non faccio. A quelli che mi piacerebbe fare. [Non è sempre necessario andare lontano per dare ad un percorso il nome viaggio. Non è sempre necessario arrivare per iniziare a viaggiare].
Che sicuramente ci sarebbero ancora tante cose da scrivere e che sicuramente erano altre o erano diverse quelle cui avevo pensato di voler dire quando avevo cominciato questi pensieri, giorni fa. Ma adesso affiorano queste. [Adesso è il tempo di queste qua. Il resto - forse
- un giorno verrà].



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mercoledì 12 novembre 2008
Jewel box
chissà dove sei con chi sei di cosa parli come lo dici che vestiti hai a che ora vai a dormire a che ora ti svegli come ti svegli come dormi qual è la prima cosa che dici quando ti svegli cosa ti piace mangiare a colazione cosa fumi quanto fumi fai la doccia fai il bagno nella vasca che profumo hai che odore hai leggi il giornale leggi libri che musica ascolti che sport fai che squadra tifi che film preferisci sai cucinare cosa cucini cosa ti piace che ti cucinino ti piace il mare ti piace la montagna ti piace il lago ti piace l'oceano ti piace londra dove sei stato dove vuoi andare quand'è il tuo compleanno qual è il tuo colore preferito come ridi che suono ha la tua risata ti piace cantare sai cantare canti sotto la doccia canti dentro la vasca mentre fai il bagno ti piace questa canzone di jeff buckley che dopobarba usi lametta o rasoio elettrico come ti pettini i capelli hai cani hai gatti hai canarini o pesci rossi hai fratelli e/o sorelle il tuo colore preferito che macchina hai che macchina vorresti quando esci cosa ordini da bere domani cosa farai cosa farai alzerai lo sguardo e cosa vedrai?



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giovedì 30 ottobre 2008
L'effetto
Ho una cosa seria da fare . Una sola cosa seria e importante. Ma mi prendo un po' di tempo. La tensione accumulata all'altezza delle spalle ed il vento mi chiedono un momento. Un solo momento. Ed io glielo concedo. Chissà se ha un peso, il vento?
L'eco di una canzone in blu rimbomba all'interno del mio bagno. Le foglie che si muovono, fuori, con il lucicchio di un sole opaco e lontano creano una melodia silenziosa (al di qua del vetro non la si può sentire!). La immagino. Ma la musica dal vivo ha tutto un altro sapore.
Più tempo passo in casa, più non mi viene da uscire; e più mi lamento che non c'è mai da andare. Eppure i luoghi, e le passeggiate, e i tramonti, e gli odori di questa stagione sono tutti nella mia testa. Ed è proprio qui che ora mi trovo in riva ad un fiume, appoggiata ad un muretto, a guardare giù. A guardare piano. A guardare sola o con chiunque altro, ma a guardare. A sorbire con gli occhi l'odore del vento e il freddo delle cose. Il freddo. Chissà se ha un peso, il freddo, oltre quello dei giubbotti che ingobrano la nostra pelle indifesa?
Il freddo, i tramonti d'inverno e il vento. Mi risollevo da questo principio di autunno pensando a loro. E pensando a quando non serve null'altro se non quella particolare sensazione; pensando a quando non serve tanto.
Un solo momento. E' quasi finito. E forse sì, for
se il vento ha un peso. Un peso indefinibile e immateriale che si manifesta tramite un mal di testa. L'unico modo che ha per far accorgere della sua presenza.
Oggi mi concentro sul vento. Anche se sono dentro. Il vento. Invisibile. Se non per l'effetto che ha sulle cose. Che strano. Che non lo si possa palpare, né vedere, se non per l'ondeggiare che, dove passa, produce.


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sabato 25 ottobre 2008
Ai vostri ordini
Che cazzo di giorno è, oggi?
E' domenica? No, è un fottutissimo sabato che sembra una domenica del cazzo. Proprio così.
Lo scazzo e la tristezza hanno scambiato il mio corpo e la mia testa per un trono, ci si sono seduti sopra, ed ora stan lì, con uno scettro in mano e una corona in testa; a impartire ordini.
Hanno fatto ritirare l'allegria e la spensieratezza con la coda tra le gambe. Le hanno fatte strisciare sul pavimento e hanno loro imposto di tenere la testa bassa.
"Ma oggi è sabato..." hanno provato ad avanzare le due poverette, "La nostra libera uscita?!".
"Vi piacerebbe, eh?" hanno risposto sadici i regnanti. E sono rimasti lì, a guardarle un po' sofferenti, in silenzio. Finché Allegria, presa da uno sprazzo di euforia, non ci ha riprovato.
"Solo per qualche ora! Usciamo solo per qualche ora, ma non ci divertiremo troppo. Penseremo a Voi, Re Scazzo e Regina Tristezza, tutto il tempo!".
Spensieratezza non ha aggiunto altro, avendo già la testa altrove...
Sua Maestà la Regina e Sua Maestà il Re si sono scambiati reciproci sguardi. Re Scazzo, decisamente troppo scazzato per opporsi, ha continuato a tacere. Regina Tristezza, quasi in lacrime, ha fatto un cenno con la mano; un cenno a metà tra l'"Andate pure" e il "Pussa via!".
Spensieratezza e Allegria non se lo sono fatte ripetere due volte. Hanno preso in direzione della porta, e sono uscite.
"Credi che al nostro ritorno li troveremo ancora svegli?" ha chiesto Allegria, indirizzata a Spensieratezza. "Come, scusa?" ha domandato la seconda. Allegria ha sorriso e le ha ripetuto la domanda. La risposta data da Spensieratezza è stata tanto esaustiva quanto eloquente.
"Non lo so. Preferisco non pensarci".

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domenica 12 ottobre 2008
Qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Niente. Può essere niente?
Mah, difficile che sia proprio niente niente, no?! A qualcosa si pensa sempre.
Non deve essere sempre qualcosa di importante o di... intelligente. Può essere anche solo un colore, o l'aria trasparente. Semplicemente. Ma a qualcosa, fondalmentalmente, si pensa sempre.
E' difficile definire il cosa, a volte; questo sì. I pensieri non stanno lì a darsi la precedenza e a vedere chi arriva da destra o chi ci deve andare. Passano, si incrociano... non fai in tempo a capire che forma abbia uno che già te ne transita un altro davanti agli occhi e il tutto diventa così... indefinibile, a parole.
Non so bene quale sia stata la prima cosa cui abbia pensato oggi. Non ricordo da che parte siano andati i miei occhi appena aperti stamattina. Però so a cosa sto pensando adesso. So dov'è andata la mia testa al suono di questa musica. Ed è andata in un posto in penombra, illuminato a intermittenza da luci colorate. E' andata in un posto dove il suono e l'atmosfera ti fanno stare bene; ti fanno ballare. E' andata in un posto in cui non c'è la preoccupazione del ballare bene o ballare male. Perchè, quando balli, i pensieri puoi metterli dove vuoi e puoi farne cosa vuoi. Quando balli - e non importa dove, non importa se a un concerto rock o in discoteca - puoi sfogare. Qualsiasi cosa. La puoi sfogare. E arrivi a un certo punto in cui chiudi gli occhi e ti lasci andare al movimento, e segui il suono. Segui solo il suono. E forse è lì che arrivi quasi a non pensare a nulla. Forse. Quasi.
Il primo pensiero che afferro adesso su questa strada ad alta percorrenza é: ci vorrebbe un posto così. Ci vorrebbe il ballo. Vorrei ballare. E saltare. E ridere insieme alle persone che ballano accanto a me. Alzare in alto le braccia. E muovere. Muovermi.
La conformità di questo mondo richiede spesso di tenere le braccia basse. Io invece vorrei tanto alzarle.



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sabato 27 settembre 2008
Zenone
Mi sono morsicata un'unghia nell'inconsapevole attesa di guardare il riflesso su di una vetrina spenta. E duole, ora.
Il silenzio crudele di parte dell'umana specie zoppica nella notte, e nonostante questo sa come riuscire a non farsi prendere. Un gioco perverso in cui Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga.
La fame è immateriale. E l'unica bocca a nutrirsi sarà quella dello stomaco.
Il freddo non passa. Nemmeno se lo si prova a curare con una coperta e con una potente pastiglia antiinfluenzale. Ma a volte il gelo rimane l'unica soluzione per smaltire gli eccessi dei numeri in rubrica.
Il sonno cade piano e lento sul ticchettio dell'orologio. E il futuro, che paradossalmente aprirà gli occhi su un'unione, scinderà le parti chimicamente.
E qui mi fermo. Prima di mettermi a cancellare tutto.


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mercoledì 24 settembre 2008
Non ci sono esplosioni qui
Nothing unusual, nothing strange
Close to nothing at all
The same old scenario, the same old rain
And there's no explosions here

Una porta lasciata alle spalle. Ed una canzone che comincia a suonare.
Per chi sta suonando? Suona forse per voi? O suona forse per... noi?

Nothing unusual, nothing's changed
Just a little older that's all
You know when you've found it,
There's something I've learned
'Cause you feel it when they take it away
Something unusual, something strange
Comes from nothing at all
But I'm not a miracle
And you're not a saint
Just another soldier
On the road to nowhere

No. Credo suoni solo per me. Solo per me.

And read me the story of O
And tell it like you still believe
That the end of the century
Brings a change for you and me

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giovedì 4 settembre 2008
Strange currencies
Bruciano in fretta.
Certi istanti bruciano in fretta. E anche la memoria che si ha di essi brucerà.
Nel frattempo si può sempre ripercorrere le parole dette. E i gesti compiuti. Nel frattempo si può cercare di evitare di pensare. Ma anche no. Perchè non è poi così spiacevole.
Nel frattempo eviti le azioni serie e dai modo alla tua mente di vagare. E ritieni che il senso di colpa può anche rimanere lontano da te, perchè non sempre gli si può permettere di avere ragione.
Nel frattempo ti chiedi se qualche pensiero altrui volerà su di te. E la risposta che ti dai è: probabilmente no. O sì. Chi lo può sapere?
Nel frattempo ti chiedi il perchè delle tue azioni. E la risposta che ti dai è: perchè spesso sono dirette da quella parte della personalità che non è razionale. E se fai quello che fai è perchè hai un cuore. Se non lo avessi, il cuore, non azzarderesti nemmeno.
Nel frattempo ti chiedi come si può trovare il modo.
[At my most beautiful. Find a way to make me smile].
E bruciano, bruciano. Bruciano ancora.

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