i miei pensieri, nell'etere
domenica 15 marzo 2009
Marzo [controluce]
C'è un sole così fuori. Sento ancora un po' di freddo sulla pelle e dentro le ossa. Forse anche il sangue si era addormentato assieme a me, poco fa; ma c'è un sole così fuori.
L'inverno ci sta riuscendo anche questa volta: passa e se ne va, mentre gli occhi di tutti sono fissi su quella luce bianca e alta che cattura l'attenzione. Lo sono anche i miei. Eppure a volte trovano ancora il tempo per voltarsi a guardare indietro [è che non sono fissi abbastanza].
A volte il tempo passa senza che nemmeno lo si abbia per avere coscienza del suo andare. Ed io sono un po' senza parole, ultimamente. O [forse] le parole ci sono,
ma sono incastrate in ordine sparso come tanti bastoncini shangay [ed io non sono proprio una patita di giochi di società]. Una volta mi veniva più facile. una volta mi veniva sicuramente più facile.
C'è un sole così fuori. Le altalene, le biciclette, i bambini che corrono fanno avanti indietro e girano intorno in un movimento che [per quanto ne so] potrebbe anche essere infinito. Io sto ferma e [per quel che posso] guardo. E' che c'è un sole così, fuori, e ce l'ho proprio puntato in faccia.



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posted by buИCiA at 17:07 | Permalink | 4 comments
domenica 8 febbraio 2009
I got sunshine
le condizioni atmosferiche hanno la capacità di condizionare. se non sempre, almeno molto spesso.
così succede che oggi, fuori, ci sia il sole e, nonstante io me ne stia seduta su questo divano con una coperta sulle spalle, si presume che la temperatura esterna sia meno fredda del solito.
da qui intravedo il cielo terso e la cima di alcuni alberi, e a dirla tutta non ho il coraggio di affacciarmi alla finestra e tira
re a lato la tenda per vedere meglio, perché sarebbe peggio; per me sarebbe peggio. perché le condizioni atmosferiche hanno la capacità di condizionare, e forse il gioco di parole non è del tutto casuale.
il sole, questo sole, condiziona l'umore. mette allegria, pur se non si è là fuori a goderselo. ma mette anche nostalgia, perché, inevitabilmente, riporta alla memoria alcune situazioni già - ahimé - vissute. e anche l'odore fresco che c'è nell'aria sa già di primavera; sa già di altre primavere, rimaste nel cuore e nella testa, rimaste qui da qualche parte e pronte a riemergere in
una giornata così.
mi domando se possa essere utile (per me) evocare qui tutto quello che i ricordi mi stanno facendo riassaporare. e mi rendo conto che forse la risposta è no. perché non credo sia interessante (almeno per chi leggerà) sapere che mi ricordano il cioccolato, la bandiera della pace, un sacchetto di patatine mangiato al posto di una cena, un gruppo di studio per interpretare Talcott Parsons, Torino, il treno, il ritorno in auto con il cielo che da rosso diviene nero, i miei vecchi pantaloni militari e il giubbotto di jeans, le persone... quante persone...
vivere ricordando il passato è piacevole, ma fino a un certo punto. eppure, talvolta, è inevitabile, e forse qualche altro romanticonico
mi potrà dare ragione. eppure continua a rimanere qua, e anche quello che scrivo mi sembra di averlo già scritto; forse sotto altre spoglie, ma le sensazioni non andavano molto lontano da queste qua.
le condizioni atmosferiche hanno la capacità di condizionare. mi hanno condizionato l'urgenza di scrivere, che premeva talmente tanto da impedirmi di badare anche alle maiuscole in questo post. d'altronde l'ho detto: era urgente. come solo l'impellenza di liberarsi dai propri demoni sa essere.


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posted by buИCiA at 16:49 | Permalink | 2 comments
venerdì 26 dicembre 2008
E altro ancora
Stavo pensando.
Di come certe canzoni, belle o brutte che siano, in qualsiasi momento le si riascolterà, per sempre ricorderanno altri momenti, e le sensazioni che li hanno accompagnati; belle o brutte che siano. [Questa, ad esempio, è una delle mie preferite e la ascolto sempre con piacere; ma è triste, quindi mi sa che ora passo avanti].
Che certe persone sono portate per l'eterna insoddisfazione, e quando finalmente ottengono ciò che tanto avevano bramato si ritrovano nella condizione di voler ritornare alla condizione precedente; c
'è sempre qualcosa che non basta [non basta mai].
Che siamo quasi nuovamente giunti alla fine di quest'anno [dell'ennesimo anno]. Forse è il caso di riflettere su potenziali buoni propositi. [Vorrei avere il tempo. Vorrei avere più tempo. Vorrei riuscire ad avere il tempo per stare più vicina alle persone che mi stanno a cuore. Vorrei riuscire ad avere il tempo per stare più vicina a me stessa. Vorrei essere meno sensibile. Perché a volte basterebbe anche solo sentire, anziché sentire
troppo].
Che passato dicembre ci sarà gennaio e, nonostante si dica che sia il mese più freddo, sembrerà che l'inverno starà per giungere al termine. Anche se, a volte, il gelo e il vento freddo sul volto non so
no affatto male. [Purché ci sia il sole. Purché passi il mio inverno].
Ai viaggi in treno, fatti in qualsiasi stagione. Ad alcuni viaggi in particolare. A quelli che da un po' non faccio. A quelli che mi piacerebbe fare. [Non è sempre necessario andare lontano per dare ad un percorso il nome viaggio. Non è sempre necessario arrivare per iniziare a viaggiare].
Che sicuramente ci sarebbero ancora tante cose da scrivere e che sicuramente erano altre o erano diverse quelle cui avevo pensato di voler dire quando avevo cominciato questi pensieri, giorni fa. Ma adesso affiorano queste. [Adesso è il tempo di queste qua. Il resto - forse
- un giorno verrà].



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posted by buИCiA at 18:01 | Permalink | 5 comments
mercoledì 12 novembre 2008
Bisogna saperlo prendere al volo
Avevo una cosa da scrivere. Ma poi il momento è passato...
E quando il momento passa, si può anche provare a rimediare. Ma non sarà mai lo stesso. Dell'averlo colto.



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posted by buИCiA at 22:24 | Permalink | 6 comments
domenica 27 aprile 2008
Trasparente e vulnerabile
Per un attimo oggi ho pensato che la mia città è bella. Ho visto il sole alto sui muri pitturati da anonime bombolette spray vicino alla stazione ed ho pensato che la mia città sia bella, così, in una domenica che ha il sapore dell'estate.

Ho visto le strade strette dei paesi, e i campi arati accanto ai campi coltivati e a quelli gialli di piccoli fiori. Ho visto il cielo sopra piccole colline quiete. Ho visto queste cose con la colonna sonora dei Negramaro e delle risate amiche dall'infanzia; risate che andavano su e giù come quelle stradine. Ho visto queste cose ed ho pensato che la domenica può anche essere bella e lo può essere anche qui. Qui che non è la Torino che adoro; qui che non è niente di particolare; qui che a volte può bastare.

Oggi mi è bastato per un po'. E' bastato il caldo, è bastata l'atmosfera serena del compleanno di un bimbo che anzichè spegnere la candelina - quell'unica candelina - con il fiato, cercava di spegnerla, attratto dal fuoco, con le dita. E' bastato il vento lieve sulla pelle del viso mentre si facevano quasi le otto di sera. E' bastato anche il tramonto mentre, tornando a casa e muovendo pochi passi, l'ho guardato scendere sopra i tetti.
E' bastato, per un po'.
Ed è per questo che uso il passato prossimo anzichè il presente.


(E ora mi perderò in questo sentimento, sperando di poter dire "basta" a breve).

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posted by buИCiA at 20:29 | Permalink | 4 comments