i miei pensieri, nell'etere
domenica 31 agosto 2008
L'ultima domenica di agosto
E' anche l'ultimo giorno di agosto.
E alle 10,30 di questa mattina Torino mi ha accolto con un sole che ha tardato a farsi vedere in pubblico e un'aria fresca che forse voleva preannunciare quello che sarà il volgere della stagione. Poi il sole è arrivato. Anche se non troppo. E un po' di caldo ha fatto sì che io pensassi che, no, l'estate non è ancora del tutto finita.
Oggi la mia Moleskine vanta dell'aggiunta di biglietti per tre musei diversi. L'egizio (era dalla terza elementare che non entravo lì. Chissà se le mummie che ho visto oggi sono le stesse che ho visto quella volta, da bambina?). Il museo sabaudo (i cui quadri sono esposti nello stesso palazzo dell'egizio, ma il biglietto da fare per vederli è un altro). E il museo di scienze naturali (dove mi sono fatta affascinare da tutti quegli animali imbalsamati. E mi spiace che qualcuno li abbia ammazzati e poi impagliati lì, così. Ma vederli in quelle stanze, col silenzio e con tutta la loro possenza... Avrei voluto rimanere lì ancora, ad osservarli, e ad ascoltare quel silenzio che terrà loro compagnia per l'eternità).
Dovrei andare a visitare i musei torinesi più spesso. Un'altra domenica, magari.
E poi ci sono gli odori. E i rumori silenti che si nascondono dietro le persiane socchiuse delle vie del centro. Che in altri giorni sarebbero più trafficate dagli uomini e dalle macchine e da tanto altro. Oggi invece sono state trafficate solo da pochi passi e da un'infinità di pensieri. Che saranno rimasti lì da qualche parte, a sedersi su di una panchina ai giardini di Piazza Cavour, o a fissare esterefatti la semplicità delle saracinesche tirate giù in Via Mazzini. Mentre chi ha dato loro origine è dovuta allontanarsi da quei luoghi, per ritrovarli poi la prossima volta. Ma diversi. Nulla rimane mai uguale a se stesso troppo a lungo.
Quello che rimane, però, è la consapevolezza che alla fine non ci vuole poi molto. Per trascorrere serenamente l'ultima domenica d'agosto.

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posted by buИCiA at 19:14 | Permalink | 6 comments
sabato 30 agosto 2008
7 cm
Le metto su. La prima volta, senza appoggi di alcun tipo, svirgolo da destra a sinistra. Poi, piano piano, cammino un po'. Con difficoltà. E' come se fossi ritornata ad avere un anno e stessi vivendo il passaggio dalla camminata a gattoni a quella su due piedi. Ho la conferma che con il resto del vestito e la borsa stanno bene. Allora le tolgo e le rimetto nella scatola.
Passa del tempo e, pensandoci sù, giungo alla conclusione che, essendo la prima volta, non posso arrivare al fatidico giorno, la settimana prossima, senza saperle nemmeno portare; magari dando l'impressione a tutti gli invitati che da un momento all'altro ruzzolerò giù, manco stessi eseguendo un esercizio circense su di una fune all'altezza di metri e metri dal suolo e senza alcuna rete di protezione sotto.
Così riprendo la scatola, la apro, e le rimetto ai piedi.
Sono le mie nuove scarpe tacco 7. Comprate oggi in occasione di una cerimonia cui parteciperò. E una scarpa bassa, col resto del vestito, proprio non ci sarebbe stata. E così mi sono convinta che, anche se per il resto della mia vita ho sempre e solo portato delle scarpe con una suola che, per quanto fosse "alta", non superava quella delle All Star, tanto per intenderci, ho deciso di fare il grande passo e comprare un paio di scarpe coi tacchi.
Ed ora sono qui in casa, in veste casalinga, mooooolto casalinga, ma con un paio di sandali coi tacchi.
E dopo qualche passeggiata fatta tra il corridoio, il soggiorno e le scale (scendendo le quali ho espresso il mio massimo rispetto per quelle fotomodelle che a volte ruzzolano giù dalle gradinate di Piazza di Spagna) l'equilibrio comincia ad essere un po' più stabile, la camminata più fluida e mi trovo costretta ad ammettere, nonostante il mio eterno spirito da maschiaccio, che... i tacchi non sono poi così male. Di sicuro, non lo sono 7 centimetri in più di altezza. Dovrò solo resistere cercando di tenerli ai piedi per almeno 10 ore...

E chissà che non ci stia prendendo gusto.

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posted by buИCiA at 21:13 | Permalink | 6 comments
venerdì 29 agosto 2008
Se solo fosse sole
Torna presto, giorno, perchè la sera e le tenebre quest'oggi non son mie.
E da loro vorrei fuggire, invece che perdermi nei loro labirinti senza alcuna fretta di trovare l'uscita.

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posted by buИCiA at 21:41 | Permalink | 4 comments
mercoledì 27 agosto 2008
Senza un titolo preciso
Sono stata una stupida, oggi, a pensare di uscire avendo a disposizione poco tempo per cercare quello che andavo cercando e credendo di poterlo anche trovare. Non esiste anche una legge di Murphy a tal proposito?! Si esiste. Ed afferma che «Le probabilità che qualcosa accada sono inversamente proporzionali alla sua desiderabilità». Appunto.
Sono stata una stupida, prima, a pensare di andare a sedermi in cucina aspettando che la mia cotoletta vegetale fosse non ben cotta, ma quantomeno scaldata abbastanza da diventare commestibile, con in mano Due di due di De Carlo (comprato oggi in assenza dello shopping per cui in realtà ero uscita), da iniziare a leggere durante l'attesa, ma senza una matita.
Eh già, perchè la matita è servita quasi subito, quasi dopo la prima decina di righe, per sottolineare le frasi con cui mi ritrovo, o quelle che mi lasciano di stucco per la bellezza delle sensazioni che esprimono o per la bellezza dello stile con cui sono scritte. E allora mi sono alzata. E non solo ho preso la mia matita, ma l'ho temperata anche ben bene. E poi, dopo cena, sono andata a coricarmi per leggere in totale una trentina di pagine e rimanere abbagliata, ancora una volta, dal modo in cui un libro (certe volte, solo un libro) mi può rendere felice.
E ho pensato che nella prossima vita mi piacerebbe essere uno dei personaggi di De Carlo forse ancor più che una scrittitrice dotata della sua stessa bravura. Decisamente sì.
E mentre ora sto qua a perdermi in pensieri e cazzate ma soprattutto cazzate, prima di staccarmi per un po' da questo foglio elettronico per dedicarmi a qualcos'altro, mi viene proprio da chiedermi: per quale ragione voi (sì, voi) state qua a leggere dei miei pensieri e delle mie cazzate ma soprattutto delle mie cazzate, quando invece potreste andare a leggere un Due di due, piuttosto che un Di noi tre o un qualsiasi altro libro che possa (e certe volte solo un libro può) rendervi felici?

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posted by buИCiA at 21:21 | Permalink | 11 comments
martedì 26 agosto 2008
Navigando in questo mare
Una pila di libri, e fotocopie, e una pagina in Word che mi danno la caccia. Una marea di pensieri che mi allontanano dal mio dovere di laureanda. Ogni scusa è buona per tentarmi verso le distrazioni. Persino il nuovo catalogo dell'Ikea. E sicuramente anche questa canzone che si è saldata a caldo dentro la mia testa.
Il rosa shocking del guinzaglio di Gilda sta alla perfezione sulla mia maglietta nera. La gente strana che si ferma a parlare. Spero che Vale torni presto, così avrò un'amica con cui uscire, e con cui andare a correre. Il sole basso sul laghetto dei giardini. Dovrei portare con me la macchina fotografica un po' più spesso.
Ho comprato una gonna per andare a un matrimonio, ma me ne sto pentendo ancor prima di indossarla. L'erba falciata assume un taglio particolare. Finchè i panni saranno stesi fuori vorrà dire che è ancora estate. Le illuminazioni artificiali cominciano ad accendersi.
E' quasi ora di cena. Mia mamma rientrerà a casa più tardi, proprio stasera che avrei voluto un po' di compagnia. Friends alla tv riempie acusticamente il mio soggiorno. Credo che ora sia arrivata effettivamente l'ora di andare a cucinare.
Si sente proprio che è quasi settembre.

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lunedì 25 agosto 2008
Pensavo peggio
Entro all'interno del palazzo dove lavoro che sono esattamente le 8,30. Qualcuno mi informa già del lavoro che dovrò fare per lui (o al suo posto...), qualcuno mi accoglie con una bomboniera per la nascita di un bimbo (lo stesso di prima) e qualcuno fa battute ironiche sul fatto che sono stata un po' (ma solo 15 giorni!!) in ferie (e qui ricade nuovamente quello delle due frasi di cui prima).
Entro nel mio ufficio, pensando che dà lì a poco arriveranno coloro che con me condividono quelle quattro pareti (ma a dirla tutta sono io che le condivido con loro). Passano le 9 e ancora non arriva nessuno. Possibile che abbiano deciso tutti di andare in ferie proprio quando torno io?! L'idea di rimanere l'intera mattina da sola, se in altre occasioni non mi sarebbe dispiaciuta, oggi mi fa provare un certo senso di solitudine. Non sempre riesco a sostenere la mia stessa compagnia senza il supporto di qualche compagnia altrui. Il peso dei pensieri può essere devastante, a volte. E l'idea comincia a inquietarmi un po'.
Vado a fare un fax. E quando ritorno sento la voce di uno dei miei attesi colleghi. Una delle parole che riesco a distinguere è ciulare... Sorrido. E proseguo verso l'ufficio.
Seguiranno i racconti delle vacanze, il caffè, altri saluti contenti nei confronti di altre facce che non si vedevano da un paio di settimane, e... sì, tra le altre cose, seguirà anche un po' di lavoro. Che non guasta mai, quando c'è, se serve a far trascorrere il tempo e non è troppo ripetitivo. Seguirà anche un pezzo di focaccia dolce. E poi arriverà l'ora di andare a casa... E ciao, a domani.
Se tutti i lunedì fossero così... Se tutti i rientri dalle vacanze fossero così...
La giornata è leggere e non è affatto male. Pensavo che il rientro dalle vacanze fosse più traumatico. Pensavo peggio. E invece. Le aspettative disattese possono portare con sè conseguenze positive.
E, ad oggi, manca poco più di un mese alla fine del mio lavoro lì. Ma per ora faccio che non pensarci. Per ora si ricomincia.
E questo è quanto.

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domenica 24 agosto 2008
4/4

Volevo scrivere qualcosa, ma ci rinuncio. A quest'ora della notte le mie dita sulla tastiera fanno troppo rumore e per riuscire a vedere quello che scrivo ho acceso una luce in più; non vorrei che si svegliasse qualcuno...
E il mio umore, oggi, è piuttosto altalenante. Si sentono troppo i bassi e poco gli alti. Non riesco a sincronizzare i due dischi sui piatti. Non esce fuori nulla di buono se non riesco ad andare a tempo. Quindi per questa volta lascio perdere, schiaccio power e domani... domani, magari.
Però nel frattempo mi alleno. Cercando di alzare un po' i bpm della mia canzone interiore. E conto.

1, 2, 3, 4.

1, 2, 3, 4...

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venerdì 22 agosto 2008
Pensieri un po' a caso, ma solo apparentemente
Tra una sedicina di pagine circa avrò finito di leggere Di noi tre. E lo dico apposta prima di finirlo, perchè una volta finito le mie impressioni saranno di nostalgia, e di non voglia di inziare a leggere un altro libro, ma anche sì, e proverò un po' di tristezza a pensare che quei personaggi, che ho tanto amato, in realtà non esistono, ma esistono se sono nella mente di chi li ha ideati e di chi li legge e di chi continua a leggerli. E soprattutto se sono nella mia mente.
Prossimo libro che prevedo di leggere: To the lighthouse, di Emily Dickinson*. Che mi ha regalato Franci per il mio compleanno, dopo averlo tanto cercato la scorsa estate in Inghilterra e mai trovato, dato che continuavo a chiedere dei romanzi di Dickens, anzichè di quelli di Dickinson... E l'ho bramato tanto ma ho aspettato a leggerlo, forse perchè leggere qualcosa in inglese per diletto e non per studio mi spaventava un po'... ma ora credo che sia giunto il momento adatto, dato che accanto alla mia solita torinesite ultimamente mi coglie anche un po' di londonite e non so che darei per poter passare un po' di tempo in UK. A studiare, a parlare, a lavorare, a fotografare, a.
Ma poi penso anche che mi mancherebbe casa mia. E Torino, che è un po' come una seconda casa. E mia mamma, e Gilda, e mia sorella, e mia nonna, e questa stessa città - la mia, non Torino - che odio e amo forse allo stesso modo. Mi mancherebbe anche vedere quello che vedo quando mi affaccio dalla mia finestra. Dalle varie finestre di casa mia. E mi mancherebbe il coprifornelli in cucina, che mia mamma lascia sempre alzato, anche se non ci sono pentole o padelle o altro sui fornelli che costisuiscano una buona ragione per lasciarlo effettivamente sù.
E oggi parlo pochissimo e penso tanto. Spiacente di ammorbare chi passa da queste parti con frasi che potrebbero sembrare a random, ma che nella mia testa hanno un senso specifico. E, oltre all'atmosfera d'agosto, forse questa volta è anche colpa della sera che comincia ad arrivare presto e delle tapparelle che si devono tirare giù prima. E' colpa delle ferie che stanno per finire. Ed è colpa dell'estate, che non lo dice, ma silenziosamente se ne sta andando via. E' colpa delle mie riflessioni quando mi trovo da sola di fronte ai banconi del supermercato. E quando mi trovo da sola in generale.
Ed ora comincia ad essere tardi per rimanere ancora qui. Quindi saluto e dico sorry se non sempre quello che scrivo è chiaro agli occhi di coloro che leggono (ma assicuro che, almeno, è chiaro agli occhi miei).



[*E, fosse stato per me, avrei continuato a non trovarlo, dato che non mi entra proprio in testa che questo libro è di Virginia Woolf...]

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posted by buИCiA at 21:44 | Permalink | 3 comments
mercoledì 20 agosto 2008
E i tuoi capelli, che sono fili scoperti
Si trovarono all'interno di un appartamento. Anche se non è ben chiaro a quale dei due protagonisti fosse attribuibile la proprietà. Si trovarono alla fine di un agosto che non era stato poi così caldo, ma lo diventò appena i loro corpi insistenti si trovarono in compagnia l'uno dell'altro. I loro corpi che si domandavano il perchè della reciproca assenza durata fino a quel momento, sebbene le teste ne fossero sempre state consce e al corrente. Si trovarono alla fine di un giallo che stava dando i natali quotidiani ad un arancione che, non molto più tardi, sarebbe diventato color salmone e poi rosso e poi quasi viola e chissà che altro ancora.
Mister U e Miss I si (ri)trovarono così. E non diedero spazio a molto altro se non al confondersi dei loro respiri, ora un po' più lenti, ora un po' più affannati. Non diedero molto spazio nemmeno alle parole. Nè ai pensieri. Non pensarono alle notti atomiche. Nè alle notti inutili. Eppure uno dei due si lasciò sfuggire un pensiero. Uno solo. Ma non fu per distrazione o non curanza nei confronti di quell'attimo. Fu solo per un abbraccio. Che, quasi d'istinto, richiamò accanto a sè una canzone. La quale non aveva suono. Ma la materia di quel pensiero.
Anche se non è ben chiaro quale dei due protagonisti potesse detenerne la proprietà.


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lunedì 18 agosto 2008
E' colpa dell'atmosfera di agosto
Il lunedì scorre anacronisticamente come fosse una domenica.

Stamattina mi ha colpito vedere la piazza piena per il mercato e il traffico a essa prossimo che sghiava dalla corsia di destra a quella di sinstra e viceversa. Le altre vie del centro erano un po' meno piene; si sentiva di più l'atmosfera da agosto. Un carabiniere ha usato con me un tono prima da mestro elementare con l'alunna e poi è passato al tu e all'informarsi sulle mie vacanze. Io ho continuato a dargli del lei. Pur essendo giovane, la sua divisa mi ha impedito di concedergli della confidenza.
Non riesco a fare a meno di staccarmi dal computer. Lo apro e poi lo chiudo e poi lo riapro e poi lo richiudo senza spegnerlo mai definitivamente. Mi sono focalizzata su Di noi tre di Andrea De Carlo. non riesco a smettere di leggerlo e questo ha delle conseguenze sulla mia coscienza, che premerebbe (e il condizionale è d'obbligo) per staccarmi dal resto del mondo e concentrarmi sulla tesi. Ma no, oggi mi ritengo ancora in vacanza. Ed è lo stesso che ho pensato ieri. E che forse penserò domani.
A pagina 157 del libro mi sono dovuta bloccare e volgere lo sguardo verso la finestra, ma senza guardare realmente fuori. Mi sono dovuta bloccare perchè mi è venuta una forte e inspiegabile nostalgia. Dovuta a cosa e per quale ragione non si sa. Ma mi è venuto da pensare a quella volta che a Torino io e Franci non smettevamo di ripetere minchiachecaldo transitando lungo Via Po, ed era solo maggio. Mi è venuto da pensare a Piazza Maria Teresa, al sole e all'ombra insieme, e agli innamorati un po' coricati e un po' seduti sulle panchine. Mi è venuto da pensare. In preda alla nostalgia. E poi ho smesso. E sono ritornata a leggere di Misia e di Livio e di Marco.
Gilda è irrequieta perchè prima ha visto muoversi la tartaruga dei vicini ed ora vorrebbe fare di tutto per tornare giù in giardino a guardarla. Chissà perchè non prova la stessa frenesia per la nostra testuggine.
Mi sono fatta di Moment, perchè quando comincia ad arrivare questo accenno di mal di testa, pur non essendo fastidioso e forte come altre volte, so già che se non mi faccio di Moment me lo tengo per parecchie ore. Non è affatto piacevole avere la tendenza a soffrire di mal di testa.
Ora ristaccherò il computer per l'ennesima volta. Fino alla prossima in cui risolleverò il monitor. Per l'ennesima volta.
E tra un'ora devo uscire. E non ne ho più così tanta voglia.

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posted by buИCiA at 17:53 | Permalink | 6 comments
domenica 17 agosto 2008
Sono tornata
Al di là della bellezza della Croazia. Al di là dello sciabordio delle onde. Al di là del profumo del mare e del suo movimento incantevole che mai mi stancherei di stare ad osservare. Al di là di quell'immensa distesa d'acqua, che quando la guardi dal di sopra di una barca e non ne vedi la fine capisci di quanto sei solo un minuscolo essere al centro di quella sconvolgente vastità. Al di là degli odori, e dei gusti, dei linguaggi e dei volti diversi che si conoscono in un posto che era estraneo, fino a poco tempo fa. Al di là delle risate, e del divertimento, e delle frasi che diventano dei tormentoni e per sempre ti ricorderanno quella vacanza, quel momento, quelle persone. Al di là dei pudori che cadono, quando stai 24 ore su 24 a stretto contatto con i tuoi amici, e del fatto che senza vergogna le persone diventano così intime e così vicine. Al di là dei cieli che incontri durante le 12 ore del viaggio di ritorno passate in macchina. Al di là della nostalgia che immancabilmente ti trova, quando quei giorni finiscono. Al di là di un po' di cose... è sempre bello tornare in Italia.

E' sempre bello tornare a casa.

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posted by buИCiA at 10:54 | Permalink | 10 comments
giovedì 7 agosto 2008
Chiuso per ferie
- Valigia: fatta. Mancano solo più le infradito, il beauty case e un altro paio di cose.
- Costume e ultimi acquisti: non effettuati. Ad agosto non si può mica pretendere di trovare ancora un costume come lo vuoi tu, ormai i saldi hanno portato via tutto. Beh, poco male. Vorrà dire che userò i costumi dell'anno scorso e... poi tanto in spiaggia uno mica deve andare a fare la sfilata di moda. O no?! Almeno, non io. E per le ultime cosucce da comprare, beh, quelle faccio in tempo a prenderle oggi, tanto che vado a recupare Franci in stazione, che arriva da quel di Torino, e... qualcuno mi ricorda, per favore, di prendere le pile per la macchina fotografica?!?
- Riposino pomeridiano: ancora da fare. Ma appena pubblicato questo post mi affretterò a depennarlo dalla lista. Oggi è necessario più che mai, dato che la partenza è prevista per le 22 di questa sera e si viaggerà per almeno 6 ore; dovrò essere ben riposata per attendere il mio turno di guida.
E così si va. una vacanza, ogni tanto, ci vuole. E speriamo di ritrovarci tutti più riposati, più tranquilli, meno nervosi (questo vale soprattutto per me), e più abbronzati (e... no, questo per me non può valere. La mia melanina non mi permette di diventare più scura del rosa con aggiunta di lentiggini...) al nostro ritorno.
Buone vacanze a tutti, quindi. Fate i bravi, mi raccomando...


s.

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posted by buИCiA at 14:39 | Permalink | 6 comments
lunedì 4 agosto 2008
Cosa di più?
Stasera la mia attenzione è attirata da un programma su Rai Tre, tal Amore criminale. E' condotto da Camila Raznovich e narra le vicende di donne che sono state vittima di violenza, se non peggio, da parte degli uomini con cui stavano insieme.
La storia di cui hanno parlato fino adesso tratta di una giovane donna, maresciallo dei carabienieri, che fu colpita da quattro colpi di pistola sparati da quello che era il suo fidanzato. Colui che impedì al quasi omicida di fuggire e che soccorse la collega in fin di vita è un capitano dei carabinieri.
Oggi quella ragazza è viva, ma paralizzata dalla vita in giù per il resto della sua vita. Percepisce una pensione di invalidità di 250 euro al mese e non può più esercitare la professione che amava. Oggi quella ragazza è sposata. Ed è sposata con il carabiniere che quel fatidico giorno la portò in salvo.
E al di là di tutte le consideazioni che si possono fare sulle vicende di questo tipo, l'unica cosa che riesco a pensare dopo aver visto le immagini di quel matrimonio, con lui in divisa e lei, bellissima, vestita di bianco, con le rotelle che la conducevano all'altare al posto delle proprie gambe, l'unica cosa che riesco a pensare, dicevo, è: cosa c'è di più romantico di sposare la persona che ti ha salvato la vita?

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posted by buИCiA at 22:49 | Permalink | 10 comments
domenica 3 agosto 2008
Potresti essere tu
Trascorrerai l'intera settimana ad attendere il sabato e la domenica. Il sabato, poi, andrai a cena fuori e a casa di amici. Ti lamenterai silenziosamente del fatto che si fanno sempre le stesse cose e che si vedono le stesse persone e si frequentano gli stessi posti, ma in cuor tuo ringrazierai anche di tornare a casa entro l'una di notte, perché oltre proprio non ce l'avresti fatta e non ne avresti avuto voglia. La domenica occuperai quasi tutto il tempo in maniera seria, fino a quando uscirai. Controvoglia. Dirai di no all'invito per una pizza e ritornerai a casa dopo un sorbetto e un mal di stomaco che ti farà vincere un biglietto per un giro di Geffer. Pregherai per rimanere a casa in solitudine, perché non ti va proprio di sentir suonare campanelli e doverti sforzare per salutare. Ma dopo un primo sospiro di sollievo quella solitudine in cui avevi tanto sperato comincerà a pesare un bel po'. Il giorno dopo passerai 8 ore a non fare un cazzo al lavoro, o a spaccarti il culo pensando che la tua fatica arricchisce il culo di qualcun altro. E trascorrerai l'intera settimana ad attendere il sabato e la domenica. Che passerai a sentire scorrere fuori, mentre tu fisserai il tuo sguardo in un punto imprecisato di una camera torrida, con un ventilatore puntato addosso che scuote appena i tuoi sensi. E tutto quello cui riuscirai a pensare è che ti infastidisce coricarti su di un letto ancora sfatto. Ma alla fine tutto quello che farai sarà di tirare su le lenzuola e rimboccarle appena, perché questo ti scomoderà sicuramente meno che toglierle e metterle a lavare e lasciare la tua camera così. Spoglia.

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posted by buИCiA at 23:18 | Permalink | 8 comments
venerdì 1 agosto 2008
Le conseguenze dell'amore
Mi manchi. Mi manchi già. Posso dirlo? Posso... urlarlo?! Posso affogare questa mancanza di te dentro una di quelle pozzanghere venute a formarsi là fuori per via di questo inatteso temporale estivo?
A chi lo dico? A chi posso dirlo che mi manchi? Ti ho lasiata solo pochi minuti fa. Quanto tempo è passato? Un'ora? Pochi secondi? Quanto?! Quanto? Non posso già chiamarti e dirti che sto male senza di te, che non so stare senza di te, che non so più stare senza di te. Non so più. E non posso chiamare un amico e dirgli quello che sento adesso, solo per farmi ascoltare da qualcuno, solo per stare meglio. Non posso. Chi? Chi potrebbe capirmi? Chi potrebbe capire tutto... questo? Chi potrebbe capire questo? Non so nemmeno se potresti capirlo tu. Io non lo so. Dio mio. Non lo so.


E adesso solo il buio e l'aria che entra di nascosto dalla finestra. Ci sono solo loro ad abbracciare Mr U, adesso. E lui non potrà far altro che aspettare l'indomani.
A volte, non si può far altro che aspettare.



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posted by buИCiA at 21:42 | Permalink | 2 comments
Sono andata a vedere le luci
... Lelucidellacentraleelettrica...


Qui, di solito, corrono i cavalli.
Qui, stasera, ha suonato Lelucidellacentraleelettrica, al secolo Vasco Brondi.
Secondo me, certi cantanti e certe canzoni o ti fulminano subito o non ti fulminano più. Come certe città. Come Torino. Ma è anche vero il contrario. E' anche vero che al primo ascolto non sempre si fa attenzione. E può capitare che il fulmine arrivi alla seconda o alla chissaquandovolta che l'ascolti. Io ho conosciuto Leluci grazie a Burro e al blog musicale che aveva fino a qualche tempo fa (prima che il fato crudele glielo portasse via). Io ho ascoltato dal vivo Leluci e sono molto contenta di averlo fatto.
Con quella sua voce strappata, con quei testi fitti di ruvida verità, con "questa canzone che è uguale alle altre e parla delle stesse cazzo di cose". Perché Leluci è così, ti sputa in faccia i dubbi del nuovo millenio - "Cosa racconteremo Ai figli che non avremo Di questi cazzo di anni zero?", - è in grado di osservare le incomprensioni della gente - "E non capisci gli incubi dei pesci rossi", - usa metafore a parer mio fantastiche - "Lavarsi i denti con le antenne della televisione Durante la pubblicità", - e sa essere anche romantico, a modo suo - "Faremo dei rave sull'Enterprise Farò rifare l'asfalto per quando tornerai".
E' originale, in tutto. Anche nel dare la buonanotte. Augurando non "sogni d'oro", ma "sogni del materiale che preferite".
E io, come lui, auguro altrettanto.
E' ora di andare. Andare a farci rimboccare le paplpebre dalla notte atomica.
(E invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare).

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posted by buИCiA at 01:46 | Permalink | 7 comments