i miei pensieri, nell'etere
lunedì 8 settembre 2008
L'ultimo .
Ed è difficile immaginare di riuscire anche solo a prendere in mano un altro libro, dopo che sei arrivato al punto che è proprio l'ultimo punto. E sai che dopo non ci saranno più a capo, nè maiuscole, nè virgole. L'inchiostro nero finisce. E nulla più.
E ti ha fatto ridere. Ti ha fatto pensare che bello. Ti ha fatto pensare che non è poi così bello come pensavo. E poi ti ha fatto piangere. Ti ha fatto piangere. E in una giornata bella come oggi proprio non avresti pensato che sarebbe stato possibile piangere.
E ora lo lascerai ancora un po' lì, accanto alla matita che hai usato per sottolinearlo. Come se dovesse ancora farti compagnia. Ma poi ti deciderai a riporlo. Un giorno, forse, riaprirai quelle pagine per provare lo stesso stupore, quando avrai dimenticato i particolari. Quando avrai dimenticato l'inizio. E spererai di ricordarne male la fine.
Ed è un libro. POtrebbe sembrare solo un libro. Ma non lo è. Non è mai solo un libro.


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posted by buИCiA at 19:37 | Permalink | 17 comments
mercoledì 27 agosto 2008
Senza un titolo preciso
Sono stata una stupida, oggi, a pensare di uscire avendo a disposizione poco tempo per cercare quello che andavo cercando e credendo di poterlo anche trovare. Non esiste anche una legge di Murphy a tal proposito?! Si esiste. Ed afferma che «Le probabilità che qualcosa accada sono inversamente proporzionali alla sua desiderabilità». Appunto.
Sono stata una stupida, prima, a pensare di andare a sedermi in cucina aspettando che la mia cotoletta vegetale fosse non ben cotta, ma quantomeno scaldata abbastanza da diventare commestibile, con in mano Due di due di De Carlo (comprato oggi in assenza dello shopping per cui in realtà ero uscita), da iniziare a leggere durante l'attesa, ma senza una matita.
Eh già, perchè la matita è servita quasi subito, quasi dopo la prima decina di righe, per sottolineare le frasi con cui mi ritrovo, o quelle che mi lasciano di stucco per la bellezza delle sensazioni che esprimono o per la bellezza dello stile con cui sono scritte. E allora mi sono alzata. E non solo ho preso la mia matita, ma l'ho temperata anche ben bene. E poi, dopo cena, sono andata a coricarmi per leggere in totale una trentina di pagine e rimanere abbagliata, ancora una volta, dal modo in cui un libro (certe volte, solo un libro) mi può rendere felice.
E ho pensato che nella prossima vita mi piacerebbe essere uno dei personaggi di De Carlo forse ancor più che una scrittitrice dotata della sua stessa bravura. Decisamente sì.
E mentre ora sto qua a perdermi in pensieri e cazzate ma soprattutto cazzate, prima di staccarmi per un po' da questo foglio elettronico per dedicarmi a qualcos'altro, mi viene proprio da chiedermi: per quale ragione voi (sì, voi) state qua a leggere dei miei pensieri e delle mie cazzate ma soprattutto delle mie cazzate, quando invece potreste andare a leggere un Due di due, piuttosto che un Di noi tre o un qualsiasi altro libro che possa (e certe volte solo un libro può) rendervi felici?

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