i miei pensieri, nell'etere
mercoledì 13 maggio 2009
Parlami dell'universo
Della primavera mista all'estate. Dell'aria fresca che suona le fronde degli alberi. Delle braccia scoperte che fremono lì dove il cotone non le tocca.
Del caldo silenzioso rotto quasi solo dalla natura.
Di maggio, che non ha fatto in tempo ad arrivare che è già quasi giugno. Dell'arancione di questo evidenziatore. Di questi stupendi fiori rubati alla terra che già stanno appassendo [ognuno va incontro al proprio destino].
Dei ricordi che conducono all'anno scorso, e ad ancor prima. Dei tramonti e degli odori osservati e respirati dai binari in corsa.
Dell'attesa. Della sorpresa. Dell'avanzare incerto del cuore. e di tutti gli organi che lo seguono, accecati dalla fiducia.
Del profumo che fa la pioggia quando tocca l'asfalto e si risolleva, per poco, in alto. Di domani, di dopodomani, e di dopo ancora. Di oggi e di adesso. Del tempo perso.
Della sospensione dei pensieri e di quello che ci sta dentro.
Di tutti e di nessuno.
Del nulla. Di nulla.

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giovedì 19 marzo 2009
Cose pensate mentre ero al lavoro oggi
- Detesto andare in bagni che non si possono chiudere a chiave [specialmente quando un intero rotolo di cartigienica cade nel water prima di aver tirato l'acqua e si spera fortemente che nessuno apra la porta proprio mentre lo sto trando su...].

- Questa frase è bella. Me la ricorderò e la scriverò da qualche parte [dimenticata dopo nenanche un'ora].

- Detesto non aver argomenti di cui parlare quando all'interno di una stanza si rimane solo in due. 

- Che brutta [pensato guardandomi allo specchio del fatidico bagno].

- Fino alle 5 non mi passa un cazzo. Forse posso tirarmi su di morale, se ascolto All these things that i've gone... a basso volume [13,37_pausa pranzo].

- Dovrei ascoltare con più attenzione gli album che scarico. Bianca, degli After, è bellissima.

- Chissà se qualcuno pensa a me in questo istante? [E io? Penso a qualcuno, io?]

- Ma perché arriva sempre qualcuno a rompere il cazzo mentre io ascolto la musica?! [Lo sapevo che avrei dovuto ricordarmi di prendere gli auricolari]. - Il prossimo computer sarà un Mac da 13'' [il prossimo lavoro sarà un lavoro che mi consentirà di comprarmi un Mac da 13''].

- Ma quando si va in pausa??? - Avrei bisogno di cibo [o almeno di una caramella, boia faus!].

- Bisogna trovare un modo per sdramatizzare, a volte [le liste stupide sono uno di questi modi].



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mercoledì 26 novembre 2008
Thoughts jam
Sole e vento scossi freddamente. Scie di pensieri e di silenzi. Sono sempre silenzi e mai voce. Le valigie dentro lo sgabuzzino dormono da tempo; dormono per la maggior parte del loro tempo. E del mio. Mentre la speme è quella di andare. Partire. Immaginano, e immagino, viaggi in treno senza mete precise. Gli orologi e la pecunia limitano la maggior parte delle volontà umane. Ed io non ho risorse, perché l'impegno immesso non è abbastanza. Commiserazione cercata. Commiserazione voluta, forse. In quanto sicura. Sgradevole, ma certa. Da lì non si scappa. Lì si rimane. E' l'unica soluzione, oltre a quella dell'insoddisfazione.
Leggo e scrivo, ma non abbastanza, non quanto vorrei, non quello che vorrei; quasi mai. Incontri casuali, e non troppo, allietano brevi momenti; come gli sguardi scambiati tra sconosciuti guidatori nelle gare del traffico serale. Ingranaggi automobilistici che portano altrove, ma mai abbastanza lontano.
Si va da qualche parte. O almeno ci si prova. In realtà, viaggiamo inconsapevolmente all'interno di una trappola. La realtà è una trappola. Si va. Ma poi si torna. Più o meno felicemente. Qua.

Vorrei avere più tempo. Il tempo è una questione irrisolvibile.

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giovedì 20 novembre 2008
Da qualche parte, in mezzo alla nebbia
Una giornata come le altre. Oggi sarà una giornata come le altre. Forse un po' più, o forse un po' meno; ma non si differenzierà di molto. Un po' meno attesa, un po' più rassegnazione... ma la differenza non sarà colossale.

Esci presto di casa per tornarci prima ancora che tu te ne possa accorgere. Fuori ti ritrovi nel mezzo di una nebbia densa e torbida. Sembra un'ambientazione dylandoghiana, e invece è solo questa città. E' solo lei. Le chiedi scusa, per non rispettarla più come una volta, ma non ci puoi far nulla se la rassicurazione che offre è amabile e detestabile allo stesso tempo.
Ti procuri una brioches e fai ritorno con l'intenzione di accompagnarla ad una di quelle bustine di tisane che qualche giorno fa hai rubato all'interno di un bar. Due euro per dell'acqua calda ti erano sembrati davvero esagertati; al supermercato con due euro ti compri una confezione intera, di quelle bustine. Il senso di colpa non si è fatto nemmeno vedere, quindi, quando ne hai prese un paio e le hai infilate in borsa.
Metti a bollire l'acqua e annusi l'intruglio di erbe e the verde. Sai già che non ti piacerà come il tuo English Breakfast Tea, ma il furto vale almeno l'assaggio. Poco dopo dai credito a quella che fino a quel momento era solo una teoria. Qualche sorso di quella che sarebbe stata una cosa da bere prima di andare a dormire, anziché dopo un'ora che si è in piedi, e l'abbandoni. La tieni tra le mani, un po', sperando che, se non scalda dentro, almeno scalderà un po' di fuori.
La nebbia è rimasta all'esterno, eppure com'è che sembra essere presente anche qui? Forse è il freddo. Forse è colpa del freddo. Quel post shower chill che è rimasto, dopo che hai infilato l'accappatoio, tirandoti fuori dalla vasca.
Pensi che sia un peccato non poter fare a meno di pensare, perché sospenderesti volentieri qualche interrogativo e qualche supposizione. Ed ora, in questa giornata non molto differente dalle altre, non farai granché. Se non, appunto, pensare. E non sai se vorresti che fosse proprio fisicamente. O geograficamente. Ma di sicuro hai la certezza. Che, almeno mentalmente, vorresti esserlo. Solo. Un po' più. Distante.




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posted by buИCiA at 09:44 | Permalink | 13 comments
domenica 12 ottobre 2008
Qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Niente. Può essere niente?
Mah, difficile che sia proprio niente niente, no?! A qualcosa si pensa sempre.
Non deve essere sempre qualcosa di importante o di... intelligente. Può essere anche solo un colore, o l'aria trasparente. Semplicemente. Ma a qualcosa, fondalmentalmente, si pensa sempre.
E' difficile definire il cosa, a volte; questo sì. I pensieri non stanno lì a darsi la precedenza e a vedere chi arriva da destra o chi ci deve andare. Passano, si incrociano... non fai in tempo a capire che forma abbia uno che già te ne transita un altro davanti agli occhi e il tutto diventa così... indefinibile, a parole.
Non so bene quale sia stata la prima cosa cui abbia pensato oggi. Non ricordo da che parte siano andati i miei occhi appena aperti stamattina. Però so a cosa sto pensando adesso. So dov'è andata la mia testa al suono di questa musica. Ed è andata in un posto in penombra, illuminato a intermittenza da luci colorate. E' andata in un posto dove il suono e l'atmosfera ti fanno stare bene; ti fanno ballare. E' andata in un posto in cui non c'è la preoccupazione del ballare bene o ballare male. Perchè, quando balli, i pensieri puoi metterli dove vuoi e puoi farne cosa vuoi. Quando balli - e non importa dove, non importa se a un concerto rock o in discoteca - puoi sfogare. Qualsiasi cosa. La puoi sfogare. E arrivi a un certo punto in cui chiudi gli occhi e ti lasci andare al movimento, e segui il suono. Segui solo il suono. E forse è lì che arrivi quasi a non pensare a nulla. Forse. Quasi.
Il primo pensiero che afferro adesso su questa strada ad alta percorrenza é: ci vorrebbe un posto così. Ci vorrebbe il ballo. Vorrei ballare. E saltare. E ridere insieme alle persone che ballano accanto a me. Alzare in alto le braccia. E muovere. Muovermi.
La conformità di questo mondo richiede spesso di tenere le braccia basse. Io invece vorrei tanto alzarle.



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domenica 21 settembre 2008
A volte è difficile dare un nome alle cose. O un titolo ai post
E così ora sono qui davanti, ma non so bene cosa mettermi a scrivere (e quindi?).
Che poi, alla fine, a cosa mi serve scrivere? A volte potrebbe sembrare che io stia qui a parlare di me... Il solo pensiero mi imbarazza. Mi fa sentire terribilmente egocentrica (ma non lo sono, assicuro; non tollero troppo gli egocentrici. Non potrei mai tollerare me stessa in questa versione). Scrivere mi serve. Ma non per parlare di me. E' per sfogare claustrofobiche tachicardie celebrali che lo faccio. Per questo.

E allora? Che mi metto a raccontare?
Ieri sera c'era odore di legna bruciata nell'aria (è l'odore dell'autunno). La domenica ha sempre un non so chè di nostalgico addosso. Se lo porta sempre dietro (chissà che peso per lei; lo è già solo per me).
Stasera cena a base di pizza e caramelle in un locale dalle rosse pareti (mi piacciono i posti colorati). Qualche risata prima di ritornare a casa (mi piace ridere). Stasera, tra i volti, ti ho cercato (ma non ti ho trovato).
Continuo ad ascoltare questa canzone cercando di seguirne il testo, ma dopo la prima strofa mi perdo (mi piace perdermi nelle canzoni). E' peggio di una droga ('cause if I find_if I find my own way_how much will I find_if I find_if I find my own way_how much will I find You_yooouuuu).
Domani comincia già l'autunno?! (Anzi), oggi. Giò oggi (e con ciò?).
E le passeggiate con Gilda al chiaro di luna. Nonostante il freddo, e lo scoppiettio interminabile dei motorini che corrono nella notte, può diventare piacevole passeggiare nelle sere di metà settembre. Si sente il cambiamento. Cambiamento di cosa? Mah, il cambiamento (in generale).
Sto farneticando, forse. Massì, d'altronde nessuno di noi è mai comprensibile fino in fondo. Talvolta non mi capisco neppure io. Rimango lì seduta, con quell'enorme sfera di accecante bellezza che mi illumina da sopra la testa. Con Gilda, che mi si siede accanto, immersa anche lei nei suoi pensieri. E penso - pensiamo - : e poi?

E poi... boh?! Chi lo sa? Que sera, sera.


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martedì 26 agosto 2008
Navigando in questo mare
Una pila di libri, e fotocopie, e una pagina in Word che mi danno la caccia. Una marea di pensieri che mi allontanano dal mio dovere di laureanda. Ogni scusa è buona per tentarmi verso le distrazioni. Persino il nuovo catalogo dell'Ikea. E sicuramente anche questa canzone che si è saldata a caldo dentro la mia testa.
Il rosa shocking del guinzaglio di Gilda sta alla perfezione sulla mia maglietta nera. La gente strana che si ferma a parlare. Spero che Vale torni presto, così avrò un'amica con cui uscire, e con cui andare a correre. Il sole basso sul laghetto dei giardini. Dovrei portare con me la macchina fotografica un po' più spesso.
Ho comprato una gonna per andare a un matrimonio, ma me ne sto pentendo ancor prima di indossarla. L'erba falciata assume un taglio particolare. Finchè i panni saranno stesi fuori vorrà dire che è ancora estate. Le illuminazioni artificiali cominciano ad accendersi.
E' quasi ora di cena. Mia mamma rientrerà a casa più tardi, proprio stasera che avrei voluto un po' di compagnia. Friends alla tv riempie acusticamente il mio soggiorno. Credo che ora sia arrivata effettivamente l'ora di andare a cucinare.
Si sente proprio che è quasi settembre.

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lunedì 18 agosto 2008
E' colpa dell'atmosfera di agosto
Il lunedì scorre anacronisticamente come fosse una domenica.

Stamattina mi ha colpito vedere la piazza piena per il mercato e il traffico a essa prossimo che sghiava dalla corsia di destra a quella di sinstra e viceversa. Le altre vie del centro erano un po' meno piene; si sentiva di più l'atmosfera da agosto. Un carabiniere ha usato con me un tono prima da mestro elementare con l'alunna e poi è passato al tu e all'informarsi sulle mie vacanze. Io ho continuato a dargli del lei. Pur essendo giovane, la sua divisa mi ha impedito di concedergli della confidenza.
Non riesco a fare a meno di staccarmi dal computer. Lo apro e poi lo chiudo e poi lo riapro e poi lo richiudo senza spegnerlo mai definitivamente. Mi sono focalizzata su Di noi tre di Andrea De Carlo. non riesco a smettere di leggerlo e questo ha delle conseguenze sulla mia coscienza, che premerebbe (e il condizionale è d'obbligo) per staccarmi dal resto del mondo e concentrarmi sulla tesi. Ma no, oggi mi ritengo ancora in vacanza. Ed è lo stesso che ho pensato ieri. E che forse penserò domani.
A pagina 157 del libro mi sono dovuta bloccare e volgere lo sguardo verso la finestra, ma senza guardare realmente fuori. Mi sono dovuta bloccare perchè mi è venuta una forte e inspiegabile nostalgia. Dovuta a cosa e per quale ragione non si sa. Ma mi è venuto da pensare a quella volta che a Torino io e Franci non smettevamo di ripetere minchiachecaldo transitando lungo Via Po, ed era solo maggio. Mi è venuto da pensare a Piazza Maria Teresa, al sole e all'ombra insieme, e agli innamorati un po' coricati e un po' seduti sulle panchine. Mi è venuto da pensare. In preda alla nostalgia. E poi ho smesso. E sono ritornata a leggere di Misia e di Livio e di Marco.
Gilda è irrequieta perchè prima ha visto muoversi la tartaruga dei vicini ed ora vorrebbe fare di tutto per tornare giù in giardino a guardarla. Chissà perchè non prova la stessa frenesia per la nostra testuggine.
Mi sono fatta di Moment, perchè quando comincia ad arrivare questo accenno di mal di testa, pur non essendo fastidioso e forte come altre volte, so già che se non mi faccio di Moment me lo tengo per parecchie ore. Non è affatto piacevole avere la tendenza a soffrire di mal di testa.
Ora ristaccherò il computer per l'ennesima volta. Fino alla prossima in cui risolleverò il monitor. Per l'ennesima volta.
E tra un'ora devo uscire. E non ne ho più così tanta voglia.

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