A casa, in malattia, ascolto un po' di Afterhours, mentre tengo una coperta addosso.
Solo poche righe per comunicare (in)direttamente che non c'è niente che sia per sempre. E anche se oggi "love is pain", chissà che, magari, un domani, love non sia happiness.
Certe persone, quel "sempre", se lo meriterebbero proprio.
Non aggiungo altro. A buon intenditor, poche parole. O, come da sopra, poche righe.
Certe persone, quel "sempre", se lo meriterebbero proprio.
Non aggiungo altro. A buon intenditor, poche parole. O, come da sopra, poche righe.

Etichette: Afterhours, happiness, love, pain


