i miei pensieri, nell'etere
martedì 8 gennaio 2008
Domani nella battaglia pensa a me
Mi capita spesso di studiare, ultimamente, che nella società contemporanea non contano più le caratteristiche ascritte, per definire ciò che un individuo è, bensì quelle acquisite. Noi siamo ciò che facciamo, e non ciò che le nostre origini vorrebbero che noi fossimo.

Ma sarà poi vero?

I miei appunti di Sociologia della disuguaglianza oggi mi suggerivano che le appartenenze di classe sono, tutt'oggi, quelle che creano le maggiori disparità, pur se indirettamente.

E se siamo in base a ciò che facciamo, qual è la nostra libertà di scelta? Io sono il lavoro che faccio? E se faccio ciò che faccio perchè non ho trovato quello che in realtà volevo fare, sono comunque quello che faccio ma che non volevo fare?

Il discorso si sta - almeno per me - complicando un po' troppo e il mio intento non era nemmeno quello di arrivare a disquisire su questioni ontologiche...

Volevo solo suggerire ad un'amica di non perdersi d'animo, che anche se questo lavoro non la nobiliterà, come vorrebbe il detto, ne verranno altri e altri ancora, e ci saranno tante altre occasioni che la riporteranno ad essere la persona serena e spensierata che di solito è. Senza quell'ansia che l'accompagna prima di andare a dormire ed è ancora lì ad attenderla, quando si sveglia il mattino dopo.


Solo due parole di incoraggiamento. Come le urlerebbe un certo Samuel nel mezzo di un concerto.

Fight more, amica. Fight more!


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posted by buИCiA at 07:03 | Permalink | 8 comments