i miei pensieri, nell'etere
sabato 27 dicembre 2008
Esperimento di verità
Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere una storia alla Paul Auster. Oddio, non proprio da sempre. Da un anno, però, sì. Da quando qualcuno mi lesse alcuni dei suoi racconti ad alta voce; a me e ad un'altra platea di aspiranti scrittori.
Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto incontrare qualcuno facendo una delle cose che più mi piace fare, come mentre si sta gironzolando tra gli scaffali di una libreria in attesa di un libro da scegliere o di uno da cui essere scelti. Oddio, non poprio da sempre. Almeno da oggi pomeriggio, quando mi è successa una cosa che avrebbe potuto far accadere entrambi i desideri.
Me ne stavo tra i corridoi affollati di una libreria in centro. Non mi piacciono le librerie affollate, perché preferisco avere un po' di tranquilllità intorno, mentre me ne sto lì a guardar copertine e leggerne le quarte di; ma a Natale mi è stato regalato un buono da spendere in una specifica libreria del centro, che di sabato pomeriggio altro non può essere che affollata, e così, non vedendo l'ora di andare ad acquistare un po' di titoli, non ho saputo aspettare fino ad un giorno potenzialmente più tranquillo e mi sono buttata in mezzo alla calca.
Non ho idea di quanto tempo sia rimasta lì dentro prima che accadesse e dopo, forse un'eternità. E' incredibile quanto ci si possa perdere fermandosi a leggere solo le trame di quelli che saranno libri interi. Saltavo con gli occhi e talvolta anche con i polpastrelli da un libro all'altro, quando il mio sguardo è capitato sul profilo di un ragazzo. Non saprei dire se fosse un bel ragazzo o meno, so solo che il suo profilo mi ha colpito e non posso aggiungere altro, perché in tutto il tempo che sono stata lì, e che c'è stato lui, non mi è mai capitato di guardarlo di fronte. Però so dire che portava un paio di pantaloni arancioni, forse uno di quelli in velluto a costine (ma non potrei giurarci) e un paio di scarpe stile Camper. Ci siamo trovati di fianco l'uno all'altra come minimo tre volte. Devo ammettere che almeno in una di queste devo averlo fatto apposta, di trovarmi accanto a lui e di mettermi a guardare proprio i libri che stava guardando anche lui. Devo ammettere che almeno in una di queste volte devo aver sperato che anche lui mi avesse notato e che anche lui sperasse di trovarsi nuovamente vicino a me.
Di tanto in tanto ne ho perso la scia. Colpa della troppa gente presente nella libreria; colpa del suo saltarellare tra uno scaffale e l'altro, tra una sezione e l'altra. Colpa mia, che non avrei saputo riconoscerlo, se visto di fronte. Tenevo gli occhi bassi per poterlo identificare: notavo le sue scarpe e i suoi pantaloni arancioni; da quelli sì che riuscivo a ritrovarlo.
Eravamo lì, l'una accanto all'altra, quando ho preso un libro in mano ed ho iniziato a leggerne la trama; non che mi interessasse particolarmente, credo anche di averlo scelto quasi a caso, ma mi serviva un pretesto per poter stare esattamente lì dov'ero; esattamente lì dov'era lui. La prima riga, la seconda riga, la terza riga... sono andata avanti, perché non riuscivo a credere che quel libro parlasse proprio di noi. Proprio così, parlava di me e lui! Di un ragazzo e di una ragazza che si incontrano all'interno di una libreria e si seguono l'un l'altra, senza fiatare; senza che nessuno dei due parli. Senza sapere se, effettivamente, tra di loro ci sia un interesse reciproco o se la loro presenza lì sia solo frutto del caso. Ho pensato che doveva essere uno di queli libri cui ci si appassiona subito, del quale si vorrebbe conoscere immediatamente la fine, tanto lo si trova intigrante; ho anche pensato che la coincidenza era così assurda che non potevo uscire di lì senza averlo dentro un sacchetto. Devo aver pensato troppo, perché nel mentre - in tutto quel mentre - che la mia attenzione era stata focalizzata dal quel libro, il ragazzo dai pantaloni arancioni e dalle scarpe in stile Camper era sparito. Dissolto. Ho provato a cercarlo ancora in mezzo alla folla, ma non potevo riconoscerlo dal viso, non avendolo mai visto per intero. Ho provato a cercarlo tra le braghe e le scarpe della folla, ma niente. Doveva aver fatto la sua scelta, doveva averla pagata alla cassa e poi doveva essere uscito per proseguire altrove, esattamente come fanno tutti gli acquirenti. Così ho pensato che non mi rimaneva che fare altrettanto.
Ho preso il libro che parlava di noi, di me e di lui, l'ho pagato e me ne sono uscita da quella libreria con il mio sacchetto in mano. Probabilmente non mi capiterà più di incontrarlo. O se lo incontrerò nuovamente può darsi che non mi capiterà di riconoscerlo dal viso. Magari sarò in grado di riconoscerlo dalle scarpe e dai pantaloni, ma forse allora non me ne ricorderò nemmeno più.
Sono uscita da quella libreria con il mio sacchetto in mano. Sono arrivata alla macchina e ho tirato fuori le chiavi. Mentre salivo ho notato un ragazzo che se ne stava lì in piedi, nel parcheggio, forse a fumare una sigaretta. Ho notato che si è appuggiato ad un'auto. Ho notato che continuava a starsene lì. Ho notato che mi aveva notato. E continuava a rivolgere il suo sguardo verso di me, anche mentre io mi allontanavo da quel parcheggio in prima, e poi in seconda. Mentre proseguivo per altrove mi sono messa a pensare che, forse, quel ragazzo aveva sempre pensato di incontrare qualcuno standosene semplicemente in piedi sul suolo di un parcheggio. Ho pensato che, forse, andondemene via, avevo infranto il desiderio di quel qualcuno, come il qualcuno della libreria aveva infranto il mio andando via prima che io potessi accorgermene. Ho pensato che non mi importava più di tanto, perché nel mentre che lo pensavo ero già troppo lontana. E perché, sinceramente, non ho mai pensato che mi sarebbe piaciuto conoscere qualcuno semplicemente per la nostra compresenza sul suolo di un parcheggio.

Non so se quello che mi è successo oggi è degno di essere definito "storia". Non so nemmeno se avrebbe potuto far avverare i miei due desideri. A pensarci bene, non posso nemmeno affermare con certezza che sia una storia vera... Ma questa è una delle ultime cose di cui ci si debba preoccupare.
Nessuna storia è falsa finché una sola persona ci crede.


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posted by buИCiA at 21:02 | Permalink |


10 Comments:


  • At 28 dicembre 2008 05:56, Blogger Bleek

    Infatti non importa che sia vero, lo sia solo in parte o per nulla.
    E' vero a prescindere, pensa a quante volte può essere capitato, quante sere, quanti luoghi, quante persone...
    Ci sarebbe da perdersi dietro i ma e i se, dietro agli sguardi di una sola sera come dietro ai silenzi di un incontro casuale.
    Non credo che sia il destino a decidere certi non-incontri, credo invece sia il caso a far si che tali rimangano.
    Penso infine che sia una storia molto bella...

     
  • At 28 dicembre 2008 10:14, Blogger rootin

    L'hai raccontata molto bene questa storia."La musica del caso" ha fatto il resto.Ciao!

     
  • At 28 dicembre 2008 11:29, Blogger Lorenzo

    una storia simile è capitata anche a me, con un diverso finale.
    ci siamo parlati e l'incantesimo è finito. Credo che a te sia andata meglio...

     
  • At 28 dicembre 2008 15:26, Blogger Fra

    Brava, Simo, hai scritto una bella storia ;)
    E grazie per gli auguri ^__^

     
  • At 29 dicembre 2008 12:15, Blogger lillo

    è uno splendido racconto.

    forse il punto in cui la storia raccontata nel libro si confonde col fatto vissuto da te è un pò forzato (anche se tipicamente alla auster), almeno dal mio punto di vista...

    ma tutto il resto è perfetto.

     
  • At 29 dicembre 2008 15:31, Blogger Max_am

    ... Ora potresti raccontare la storia del ragazzo in piedi in un parcheggio che conosce una ragazza uscita da una libreria con un libro pagato in contanti quando avrebbe dovuto utilizzare un buono ricevuto in regalo. :D

     
  • At 29 dicembre 2008 19:35, Blogger mIsi@Mistriani

    ..ciao,dopo tanto.

    [un salto indietro]
    :e quanto sarebbe bello poter continuare a sentire troppo,perchè ci viene,da sentire troppo.
    ed è bello
    [o sarebbe bello][?]
    senza temere che quel troppo,sia un troppo da sopportare,insopportabile?

    per la storia..
    bella.
    vera,finchè una sola persona ci crede.

    io queste storie ho sempre creduto che siano belle.

    e se sono anche vere storie,allora non sono storie,ma desideri. desideri avverati.

    [bacio]

     
  • At 29 dicembre 2008 21:18, Blogger Marco (Cannibal Kid)

    caspita, è una storia sì
    paul auster ne sarebbe fiero!

     
  • At 31 dicembre 2008 20:20, Blogger Pietro

    Ti auguro un sereno 2009!

     
  • At 1 gennaio 2009 20:11, Blogger Pietro

    Anch'io spero sempre che il nuovo anno sia migliore, ma purtroppo il 2009 nel mondo inizia pessimamente.
    Stamattina ho sentito il Concerto di Capodanno da Vienna in diretta su radiotre: ho trovato la direzione di Baremboin veramente stupenda, ogni brano era reso in modo impeccabile, con i tempi giusti, con grande risalto e incisività. Bisogna tenere presente che Baremboin e i Wiener Philharmoniker collaborano da 20 anni, quindi è abbastanza logico che l'intesa sia eccellente.
    Ho saputo che i biglietti d'ingresso sono carissimi e che non è sufficiente comprarli: bisogna pure essere sorteggiati per poter entrare nel Musikverhein!
    Ciao!