i miei pensieri, nell'etere
martedì 21 ottobre 2008
Sotto il cielo di altrove
Periferia. Troppo distante da tutto per raggiungere posti e persone. Abbastanza non vicina da rimanere isolati quando si cerca un piccolo angolo dietro cui nascondersi. O riposare.
Scoppiettio di corse adolescianziali su due ruote. Vuoti lontani rimpiazzati da palazzi residenziali. Strutture nuove, vecchi inquilini.
Spazi aperti di cemento percorsi a memoria; percorsi fino a ché loro sono rimasti identici, mentre chi li percorre ha dovuto adeguarsi all'andamento del tempo.
Luci silenti e visuale pulita. Amicizie che durano da una vita trovano soddisfazione tra i banchi di un supermercato semisconosciuto. Con il freno imposto dall'euro e dalla bilancia.
Ritorni in solitudine. Gli orari dell'autobus fanno compagnia ad una fermata temporaneamente abbandonata. Mentre, prima di passare dal fuori al dentro, si preparano i bidoni della spazzatura che daranno per primi il buongiorno a domani.
Storie da qui. Qui dove non c'è il rischio di correre il rischio. Nemmeno se lo si va a cercare.
Qui che è altro, ed è non, ed è diverso. E, fondalmentalmente, è tutto uguale.

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posted by buИCiA at 20:14 | Permalink |


16 Comments:


  • At 21 ottobre 2008 21:27, Blogger Bleek

    Sotto il cielo di altrove è fondamentalmente tutto uguale, paradossalmente sempre sotto il cielo di altrove è tutto diverso...

     
  • At 21 ottobre 2008 21:39, Blogger buncia

    sotto il cielo di altrove è la base di partenza e la base di arrivo.
    cambiamento e immobilità sono sempre in agguato. ed avvengono in un modo talmente rapido, o talmente lento, che difficilmente si riesce a capire quale dei due abbia lasciato posto all'altro.

     
  • At 21 ottobre 2008 21:46, Blogger Bleek

    Sotto il cielo di altrove non è necessariamente un circolo vizioso. Altrove...
    in quanto tale può essere un viaggio su di una linea retta, se non retta con qualche curva...

     
  • At 21 ottobre 2008 21:59, Blogger buncia

    una linea retta... con qualche curva. come i tragitti dei bus che portano lì. portano altrove.

     
  • At 21 ottobre 2008 22:06, Blogger Bleek

    Si, ma quanti bus e per quanti altrove...
    E se i bus fossero stati mentali e gli altrove fossero...

     
  • At 21 ottobre 2008 22:33, Blogger buncia

    il bello è quello. gli altrove sono molteplici. se fosse unico, sparirebbe il suo/loro fascino.

    finchè l'autobus va dritto, è ok. è quando comincia a prendere la curva che non vedi più l'orizzonte. e non sai dove ti può portare...

     
  • At 21 ottobre 2008 22:40, Blogger Bleek

    Non è forse il motivo principe che ci spinge a salire sui bus?
    Negare di attendere con ansia le curve che spostano l'asse del nostro orizzonte, per poi ritrovarlo a curva passata.
    Ritrovarlo uguale, ritrovarlo diverso, addirittura trovarlo...

     
  • At 21 ottobre 2008 22:45, Blogger buncia

    ... o scoprire che l'orizzonte è ancora lontano. e che lo splendore non è dato dalla meta. ma dal viaggio stesso.

     
  • At 21 ottobre 2008 22:59, Blogger Bleek

    o in realtà la meta è il viaggio, un allontanarsi dell'orizzonte che rende paradossalmente possibile il raggiungimento della meta, il viaggio stesso...

     
  • At 21 ottobre 2008 23:08, Blogger buncia

    e come poter aggiungere ancora dell'altro?
    ;)

     
  • At 21 ottobre 2008 23:10, Blogger Bleek

    ...viaggiando...

     
  • At 22 ottobre 2008 08:53, Blogger Franco Zaio

    Abiti mica dalle mie parti a Genova? No, perchè dalla descrizione :-) C'è un fatto, però, qui: che i suoi abitanti pensano di essere in un quartiere residenziale, è un punto di arrivo, e non di partenza. Io? Io mi sento straniero di passaggio, come sempre. Ho cambiato casa e città ogni tre anni, fino ai venti. Poi mi sono fermato qui. In tutti i sensi. Grazie del bel post

     
  • At 22 ottobre 2008 14:41, Blogger Jean du Yacht

    ma voi, per viaggiare così, a parte l'autobus, cosa prendete?

     
  • At 22 ottobre 2008 15:06, Blogger Marco (Cannibal Kid)

    qui dove non c'è il rischio di correre il rischio mi ricorda anche dove abito io..

     
  • At 22 ottobre 2008 20:22, Blogger buncia

    no, franco, non abito a genova. ma non sono poi molto lontana da lì.
    il mio altrove potrebbe essere benissimo essere il tuo, o l'altrove di qualcun'altro. l'altrove di chiunque pensa che questo altrove sia il proprio.

    jean, non so... il tram?
    ;)

    marco, c'è sempre il rischio. che il rischio di non correre il rischio ricordi il proprio rischio di non correre il rischio.

     
  • At 24 ottobre 2008 01:18, Blogger Fabrizio - ikol22

    Stelletta gialla