i miei pensieri, nell'etere
venerdì 31 ottobre 2008
Il piacere
Ho pensato che dovevo scrivere. Ma non ho pensato che dovevo scrivere in quanto dovevo. Ho pensato che dovevo scrivere in quanto volevo. In quanto voglio. E, senza ombra di dubbio, in quanto vorrò.
Ho pensato che dovevo mettere vicine l'una all'altra le lettere; vicine, l'una all'altra. Fino a farle sospirare insieme, le une sulle altre, fino a farle incuriosire e far loro propendere il capo su quelle dietro, o su quelle davanti. Ho pensato di metterle tanto vicine da far venir loro voglia di baciarsi. E di sfiorarsi, fino a toccarsi. Senza scrupoli e senza false timidezze. Ho pensato che sarebbero state meglio tutte insieme; che, andando a creare le parole, si sarebbero sentite meno sole. Qualcuna di loro avrebbe potuto trovare anche la propria anima gemella. Ho pensato questo.
Chissà? Forse ho creduto che, scrivendo, mi sarei sentita meglio anche io. Ma poche parole non bastano. O meglio, non bastano, sempre. Così mi sono spinta oltre.
Ho fatto loro distogliere l'attenzione mettendo vicino altre parole. Ho fatto loro respirare la stessa riga, e poi la stessa pagina. E loro hanno iniziato a chiedersi chi fossero le altre e cosa ci facessero lì. Non è dovuto trascorrere molto tempo affinchè socializzassero. Si sono piaciute. Quasi da subito. Tanto che non han provato alcun tipo di vergogna nell'esporsi, nel farsi vedere nude... La spontaneità non conosce vestiti.
E, quel che presumibilmente sarebbe stato invitabile, è successo. Alla fine è successo. Gli sguardi, e gli ammiccamenti, e talvolta gli iniviti espliciti hanno trovato conclusione (o inizio, come lo si preferisce pensare). E, con un fare così naturale che nemmeno gli esseri umani, a volte, sono in grado di attuare, si sono messe a fare l'amore. Proprio così. Lettere, e parole, e poi frasi e poi forse pagine, si sono messe a fare l'amore le une con le altre. Per un tempo illimitato. Così illimitato che, il prossimo momento che si deciderà di andarle a cercare, qualsiasi momento, le si troverà ancora lì, ad amoreggiare. Insieme. Ancora. Di nuovo. Come fosse la prima volta. Come fosse l'infinitesima. Un amplesso che non trova mai fine.
Per quale ragione, poi, dovrebbe trovarlo? E' così piacevole. Per loro che lo compongono (che si fanno comporre). Per chi ipoteticamente leggerà (ma non è scontato che siano previsti dei lettori). Di sicuro, per chi scrive. Per chi scrive perché deve farlo. Ma non perché deve in quanto dove.
Bensì perché deve in quanto vuole. E perché il volere corrisponde al piacere. Senza ombra di dubbio.


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posted by buИCiA at 20:42 | Permalink |


11 Comments:


  • At 31 ottobre 2008 21:50, Anonymous mIsi@Mistriani

    che bello immaginarsi lettera,in un amplesso che non avrà mai fine..in totale armonia con tutte le altre lettere..
    non un semplice rapporto a due,tre lettere.
    ma un tutto inspiegabilmente e perennemente armonico

    mi sa di società utopica.

    e di natura,istinto che sovrasta la ragione.

    mIsi@Mistriani

     
  • At 31 ottobre 2008 23:59, Blogger per te

    Ho letto a voce alta questa pagina, perché è un inno, perché ci sono pensieri, come questo, che non basta leggerli con gli occhi e con la mente. perché ci sono pensieri, come questo, che vorresti sentire con l'interezza dei sensi, e pensi che leggendoli a voce alta possano diffondersi e risuonare, e colmare ogni vuoto intorno. Ho abbassato la voce per dire "Che bello..."

     
  • At 1 novembre 2008 01:28, Blogger Matthew

    Bel post. Ho apprezzato anche il commento precedente. La bellezza delle parole, l'intensità della scrittura e della lettura... Sensazioni cui non si può proprio rinunciare.

     
  • At 1 novembre 2008 02:01, Blogger Bleek

    Non dico nulla, sorrido...

     
  • At 1 novembre 2008 09:50, Anonymous robbby

    è vero, è un inno, una sorta di ninna nanna sussurrata a e tra le righe, un atto d'amore verso quelle piccole e insostituibili lettere, belle da scrivere e belle da leggere...

     
  • At 1 novembre 2008 12:14, Blogger Fra

    Io ti aggiungo fra i bloggemellati.

    Così ti torno a trovare, ecco.

     
  • At 1 novembre 2008 13:13, Blogger onigiri girl

    bello bello bello. :)
    io piuttosto in questi giorni soffro di stitichezza creativa. sto piuttoto male. qualch idea?

     
  • At 1 novembre 2008 13:47, Blogger buncia

    misi@, misi@, misi@, che bellissimo nome... e che bellissimo personaggio...
    grazie per essere passata.

    @per te: sempre molto gentile. :)

    @matthew: io non ci riesco. ormai credo che non ci riuscirei mai. a rinunciarci.

    @bleek: :D

    @robbby: credo proprio sia amore, sì. non so se loro amino me tanto quanto io ami loro, ma... non è nemmeno molto importante, no?
    foss'anche unilaterale, questo amore, fa stare bene me; e questo basta.

    @fra: grazie. come già scritto, ricambio più che volentieri il link.

    @onigiri: solo il fatto che tu l'abbia deifnita "stitichezza creativa" sta a significare che tutta sta stitichezza, in effetti, non c'è.
    non stare lì a pensare a cosa scrivere. metti alla tastiera, o sulla carta, e comincia a scrivere. è come quando vai a fare la pipì, pur sapendo che non ti scappa. ma qualcosa, alla fine, viene sempre fuori.
    ;)

     
  • At 1 novembre 2008 20:40, Blogger nienteebasta

    siamo tutti lettere alla fine,
    ci scriviamo sopra per incasinarci il percorso..

    fine commento post tristezza post sbornia..

    ciao ciao
    bel post,
    un abbraccio

     
  • At 1 novembre 2008 20:56, Blogger buncia

    siamo fatti di scrittura (dove lo dicevano, in matrix?!).

    ciao ciao
    bello il tuo commento
    ricambio

     
  • At 1 novembre 2008 21:28, Blogger rootin

    Ho colto "il piacere" sul mio blog.
    Thanks.