i miei pensieri, nell'etere
domenica 17 febbraio 2008
Il pranzo della domenica
Quando vado a Torino con qualcuno che non ci va da molto, o che non c'è stato abbastanza, mi piace fare "gli onori di casa", e presentare la città come se io ne fossi un po' un'abitante; cosa che - ahimè - purtroppo non sono.

Mi piace sapere dove andare e come arrivarci. Mi piace spiegare che io facevo lezione lì, lì e poi anche lì e qui. Mi piace parlare di Piazza San Carlo, e Piazza Castello, e Piazza Vittorio e del Valentino. Mi piace dire "Quella è la Mole!", anche se è quasi scontato che il turista di turno lo sappia, che è la Mole. Ma a me piace dirlo, e trovare l'approvazione di chi mi ascolta mentre lo dico.


Oggi sono stata a Torino con Vale, e abbiamo pranzato a casa di una sua amica (siciliana come lei) che da poco si è trasferita nella prima capitale d'Italia, per studiare. Mi è piaciuta subito l'atmosfera che si è creata.
L'appartamento, in una traversa di Piazza Vittorio, si è dimostrato subito carico di allegria, con le pareti colorate di arancione e le porte di verde. Appena entrate abbiamo trovato i ragazzi che erano già alle prese coi fornelli, mentre l'altra coinquilina è arrivata più tardi, finito di prepararsi in bagno. Quando vado a mangiare a casa della gente, specialmente se è gente sconosciuta fino a quel momento, mi sento un po' in soggezione, dato che, essendo vegetariana, capita di rado che io possa mangiare le stesse cose che mangiano gli altri. Ed oggi il menù prevedeva lasagne al ragù... Ma i ragazzi (l'uno, il fratello della coinquilina, l'altro, loro dirimpettaio) si sono immediatamente messi in azione per cucinare per me - solo per me - un po' di pasta ai funghi. Quindi ok, problema cibo risolto; imbarazzo per non mangiare carne passato; sono cominciate anche le chiacchiere ed è stato bello trovarsi lì, tra studenti siculo-piemonte-marchigiani, a parlare di università, di lavoro, di fidanzati, di non fidanzati, di quant'è bella Torino, e via discorrendo.
E' un tipo di atmosfera di cui, in questi anni di università, ho sentito la mancanza. Quell'esperienza di condividere la casa, le bollette, le avventure in una città che non è quella natale, ma che accomuna tutti coloro che per studiare si trovano lì; l'esperienza di fare la spesa insieme, e di cucinare insieme, e lavare, e andare a dormire sotto lo stesso tetto, che si è ancora insieme. Si, mi manca. E ho sempre invidiato chi ha avuto o ha l'opportunità di farlo.


Dopo il pranzo, caffè ed altre chiacchiere. E poi fuori. A camminare in Via Po. E in Via Roma.

Compro un libro.

E arriva l'ora di avviarsi verso la stazione. Salutiamo i nostri compagni della domenica; di questa domenica.


Prima del treno, però, mancano ancora due cose.


Illustrare a Vale l'usanza di calpestare il toro sotto i portici di Piazza San Carlo. Tirandoci qualche bel pestone sopra, dopo aver espresso un desiderio!


E prendere un marocco con la nutella, non molto distante da lì.







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posted by buИCiA at 23:48 | Permalink |


3 Comments:


  • At 18 febbraio 2008 00:15, Anonymous Anonimo

    una domenica spensierata! be', è quello che ci vuole per incominciare una nuova settimana, pranzo e passeggiata con gli amici, e la nutella in chiusura è l'ideale! anzi, questa domenica si può chiudere con moretti e gassman dalla dandini!
    ti strizzo l'occhio, fatina!

     
  • At 18 febbraio 2008 15:15, Blogger onigiri girl

    io ho studiato fuori casa solo un anno, dopo la laurea. ed ero in un collegio, quindi per certi versi l'esperienza è stata più "solitaria" che "sociale" eppure. eppure mi ha cambiata. forse perchè è successo nel bel mezzo della catastrofe. e comunque simo, che ti frega di tutte ste ciance... era solo per lasciarti un segno. :) ti leggo sempre. sy

     
  • At 18 febbraio 2008 17:05, Blogger Simo

    Anche io ti leggo sempre. E i tuoi segni mi lasciano compagnia, quindi... ciancia, ciancia pure,
    ;)