i miei pensieri, nell'etere
giovedì 11 dicembre 2008
Questione di armonia
Si diceva, con qualcuno, da qualche parte, di come sia l’amore ad armonizzare il mondo. Di come lo si cerchi, e lo si cerchi, e lo si cerchi, e lo si cerchi, ancora. Ma non lo si trova.
O lo si trova. Nelle persone sbagliate.
O lo si trova. Nelle persone impossibili. In quelle irraggiungibili.
L’amore è un cane che si morde la coda. Continua a girare intorno a se stesso, e sono rare le volte in cui riesce a prendersi. Quando, infine, ce la fa, rimane lì a mordicchiarsi per un po’, finché non si lascia andare. Per poi ricominciare a girare per l’ennesima volta. E chissà quando riuscirà nuovamente a mettersi la propria coda in bocca.
Si pensava, in solitudine, qui, di come sia l’amore a negare spudoratamente la ragione. Di come disarmi totalmente da qualsiasi considerazione logica.
O si può provare a ragionare. Ma è una partita persa.
O si può provare a ragionare. Ma non è con la logica che ci si innamora. O ci si affeziona.
Chissà perché non hanno messo il cervello lì dove sta il cuore e il cuore lì dove sta il cervello? Forse sarebbe stato meno anatomico. Ma, di sicuro, più armonico.


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venerdì 14 novembre 2008
Io lo definirei così
Dicesi amore platonico di quell'amore etereo, che non si consuma; che solo l'immaginazione sazia.
Dicesi di quell'amore impalpabile che proprio in quanto tale rimane la migliore definizione di amore: quello puro, quello che mai muore, perché mai ha avuto modo di iniziare.
Dicesi di quell'amore che durerà in eterno, perché la realtà delle cose non giungerà a modificarlo con la sua materia.
Dicesi amore platonico di quell'amore che non ha necessità di concretizzarsi, in quanto la sua realizzazione non si ha, e proprio per tale ragione si ha ovunque. Anche su questa pagina, per mezzo di questa matita. Anche sui muri della città e delle periferie; anche solo nella testa.
Dicesi amore platonico di quell'amore che, non trovando mai pace, arde e brucia, ora, come fosse la prima ora.
Dicesi di quell'amore che è fine a se stesso e che vive solo di questo. Come lo stomaco quando digerisce se stesso, poichè in esso non è entrato alcun cibo che possa essere disciolto.
Dicesi amore platonico. Non potendosi fare, si dice.


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martedì 11 marzo 2008
Dove ogni strada sa condurre sino a te

Aveva voglia di piangere. Aveva voglia di urlargli in faccia tutta la sua disperazione. Aveva voglia di dare sfogo a quell'occhio che fino ad allora era riuscito a mentenersi solo un po' lucido. Il perchè non lo sapava. O forse lo sapeva, ma non voleva ammetterlo.
Non voleva ammettere che l'amore è questo. L'amore è disperazione. L'amore è assenza, anche con l'altra persona accanto. Anche con lui coricato affianco, l'amore era già paura del momento in cui lui si sarebbe alzato per andare via. L'amore è la paura del vuoto quando l'altro, o l'altra, non c'è. L'amore è questo. L'amore. E'.
Non riusciva a non pensarci, ma cercò di scacciare via il pensiero, prendendo ad accarezzarlo sulla guancia e facendosi guardare. Lui sorrideva. Forse non credeva lo stesso. Forse per lui l'amore era tutt'altro. Cercò di non pensarlo, e continuò ad accarezzargli il collo, e giù sulla schiena.
D'altronde lui stava ancora sorridendo, perchè avrebbe dovuto aver paura? Di cosa? Erano solo loro due. Lui e lei. Siamo solo noi due, lui ed io; pensò.
Siamo solo tu ed io, disse. Tu. Io. You. I. Mr U e Miss I.

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