i miei pensieri, nell'etere
lunedì 18 maggio 2009
La [mia quarta] fiera
E io lo avevo detto, a Franci, che oggi sarebbe stato peggio. Che ieri sono tornata a casa in macchina, in compagnia, e non ho ho avuto il tempo e il modo di pensare, e non ho dovuto aspettare il treno, da sola, in stazione, mentre il cielo che diventava sempre più nuvoloso avrebbe fatto capire che, come ogni anno, anche per questo la Fiera del libro è giunta alla fine. Che, dopo le cose belle, la nostalgia se ne sta sempre lì, in agguato dietro qualche muro a prenderti e portarti via da tutto e da tutti, per un po'. Ti rapisce e ti mette in prigionia, senza pane nè acqua, solo con i pensieri e quelli che sono già diventati ricordi. E ti fa nutrire solo di loro, senza farti capire se la cosa ti faccia sentire meglio o peggio.
"Da come ne parli, pare quasi che ti brillino gli occhi", ha osservato qualcuno, dopo che gli avevo raccontato un po' di cose di queste due giornate trascorse con amici e amiche in mezzo agli stand, a cercare altri amici - perché i libri sono miei amici -, a seguire gli incontri degli scrittori, e non solo, a divertirsi, a ridere, a parlare, a sudare [temperatura altissima, dentro quei padiglioni].
Ci sono certe giornate, nell'anno, che sono migliori delle altre, o sono più particolari, e lasciano il segno dentro. E io non so come spiegarlo bene, e so che, forse, può risultare di non facile comprensione, ma è così; non so che altro dire, se non assicurando che è proprio così.
E' come l'estate. Come le vacanze. Come l'ultimo giorno di scuola, o come il primo. Sai che dovrai aspettare un anno prima di riavere quei momenti, anche se questo non toglie che potranno essercene di altri altrettanto e forse anche più belli. Ma non esattamente come quei momenti.
E sì che adesso passerà. Certo che passerà. Per il momento questa sensazione è ancora qua, ma passerà. La forza di gravità porta giù tutto. Porterà giù anche questa tristezza.



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domenica 9 marzo 2008
Baccagliau (a buon intenditor...)
Ho ancora una mezz'ora di tempo, su per giù, per scrivere qualcosa prima di uscire per cena. E lo faccio soprattutto per accontentare una certa amica che oggi mi ha già sollecitato due volte a scrivere sul blog. Ne ho bisogno, mi ha detto. E io l'accontento con immenso piacere, perchè sono contenta che lei mi legga, e perchè nn è scontato che le persone che ti stanno più accanto si interessino di quello che a te interessa. Ma qui aprirei una parentesi troppo vasta... quindi la chiudo immediatamente, dedicando questo piccolo post a lei, quella certa amica...
E' vero, non scrivevo da giovedì. Ma ho avuto un venerdì di dieci ore lavorative e un sabato passato a Torino, con successiva serata a stare quaranta minuti in macchina alla ricerca di un locale che poi non è stato assolutamente trovato. La ricerca è stata, però, motivo di un sacco di risate. E mentre la maggior parte delle donne sarà stata in giro con propri simili a festeggiare la di loro - di noi - festa, io sono uscita in compagnia con tre amici maschi; un po' perchè ieri eravamo in pochi intimi e un po' perchè mi oppongo alle tradizioni che a loro volta si impongono come obblighi. L'occasione per stare solo con le mie amiche, volendo, ce l'ho al di fuori di queste feste dedicate.
E l'ultima l'ho avuta proprio ieri pomeriggio. Lei è arrivata brancandomi con le braccia, mentre io ero ad aspettarla seduta su una panchina in Piazza Castello. Ho visto il suo braccio planarmi addosso e cingermi a sè, senza nemmeno avere il tempo di riconsocerla e di vederla in faccia. Ma chi altri avrebbe potuto abbracciarmi a quel modo e dirmi che le ero mancata tanto?
Abbiamo trascorso uno di quei pomeriggi in cui si sta a parlare di tutto: dei libri, degli scrittori che scrivono i libri, del lavoro, delle vacanze passate assieme e di quelle che si passeranno assieme. Abbiamo trascorso uno di quei pomeriggi in cui si sta a ridere di tutto (soprattutto di quando dimentichi qualcosa in un bar e ti tocca correre all'impazzata per tornare a recuperarlo prima che qualcuno te lo ciuli...).
Ora quella fatidica mezz'ora è passata, altre amiche mi hanno invitato a sbrigarmi per raggiungerle e mangiare insieme. Quindi io saluto, e vado.
Non prima di aver ringraziato chi mi ha fornito l'atteso dvd con il film di Santa Maradona, però. Prima di andare a dormire di sicuro ne guarderò qualche pezzo; era da troppo che mi mancava!

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