i miei pensieri, nell'etere
mercoledì 22 ottobre 2008
Torino non si legge, ma c'è (sempre)
L'euforia comincia a calare. Quell'euforia che arriva in seguito a qualche genere di soddisfazione e che mi fa diventare iperattiva; se non materialmente (ma a volte succede anche quello), almeno intellettivamente.
L'euforia cala, sì. Ma sarà dovuto anche al fatto che ormai sono le undici di sera, e la sveglia è suonata presto, stamattina - alle sei.
Se l'euforia cala, però, vuol dire anche che l'euforia c'è. Perchè è stata una giornata niente male. Affatto.

A volte i libri che si leggono possono essere oggetto di discussione. Mi piace parlare di libri. Almeno tanto quanto mi piace leggerli. Non sempre si ha la fortuna di essere circondati da persone appassionate dagli stessi diletti, però. Eppure stamattina ero lì, sul treno, che leggevo il mio libro nuovo. Gomorra, di Roberto Saviano. Le quattro ragazze che sono salite la fermata dopo la mia e che mi si sono sedute accanto, oltre il corridoio, hanno riconosciuto la foto sulla quarta di copertina (chi non la riconoscerebbe, d'altronde?), e si sono messe a chiacchierare tra loro del libro, del "vorrei leggerlo, ma se lo leggo non studio più... poi è lungo, ci vuole del tempo...". Mah, io ho iniziato a leggerlo ieri e sono a pagina 89. Quando un libro piace, e subito, lo si divora. Hanno chiacchierato un po' di questo, le ragazze, e poi sono ritornate alle loro discussioni; mantenendo un tono di voce anche un po' troppo frenetico ed elevato, per i miei gusti. Quando leggo, non pretendo tanto, ma quel po' di quiete che mi permetta di mantenere la concentrazione...

Invece, la signora di fronte a me ha attaccato bottone con una scusa qualunque, e poi ne ha approfittato per chiedermi del libro. Per dirmi che anche lei lo ha letto, e ci siamo messe a parlarne, così; proprio come piace a me. Dopo poco mi ha concesso di riprendere la mia lettura, ma dopo un altro po' ci siamo rimesse a parlare. Dei libri, della riforma scolastica e della protesta, di università, di "... a Palazzo Nuovo si trova sempre posto per sedersi, a lezione?". No, signora; a Palazzo Nuovo non sempre si trova posto per sedersi, a lezione. Ma io, le lezioni, le ho finite. Ahimé. (Ne sento già la mancanza).
Mi fa piacere. Mi fa piacere, a volte (ma lo ammetto, non sempre) che qualcuno, sul treno, mi rivolga la parola; senza mantenere sempre quel distacco-rispetto-menefreghismo che si suole avere con gli estranei.
Ed è così che ho intrattenuto una piacievole conversazione su un libro, stamattina. Una soddisfacente conversazione.

A volte sono tesa quando devo fare qualcosa per l'università. Lo sono un po', inizialmente, quando devo fare le interviste per la mia tesi di laurea. Ho paura di non sapere/riuscire a gestirle. Ma poi filano lisce, di solito. Come quella che ho fatto stamattina. Una di quelle interviste in cui, io parlo, sì: faccio le domande e chiedo precisazioni; ma poi fa tutto l'altra persona. Mi porta dentro la sua vita e dentro i suoi pensieri. Si apre a me. Come forse a volte dovrei fare un po' di più anche io.
Mi piace, intervistare. Credo che mi piaccia. Poi schiaccio stop sul mio voice recorder. Ma non si smette di parlare. No. Si continua. Tranquillamente. Senza domande, questa volta. Ognuno dice la sua. Parla di sè. Semplicemente perchè se ne ha voglia. Si parla. Fino a ché ci si accorge che è l'una e mezza passata e che forse è il caso di pranzare. E poi porgo i miei saluti.
Una soddisfacente intervista. Ed un'altra soddisfacente chiacchierata. (Grazie, ragazze).

Non sempre la forza di volontà mi convince a fare le cose che dovrei fare. Oggi pomeriggio non mi andava molto di andare in biblioteca a cercare testi. Ma mi sono detta che, già che avevo pagato il biglietto del treno, dovevo approfittarne, e fare il mio dovere da studentessa fino in fondo. Anche a costo di tornare a casa tardi (e non nel primo pomeriggio come avevo previsto). E allora via, borsa e giubbino dentro l'armadietto prima dell'ingresso, e poi le porte della biblioteca si sono aperte automaticamente (si aprono così; non è che si siano aperte solo a me, come le acque al passaggio di Abramo...).
E poi dentro e fuori di lì incontro un po' di compagni che non vedevo da tempo. Le nostre discussioni vertono quasi (ma anche solo) esclusivamente sulla tesi, però lo fanno in un modo che è - cosa lo dico a fare, ormai? - soddisfacente; simpatico; divertente. Lo è, eccome.

E sono una serie di cose che mi rendono... leggera. Non ci vuole sempre un miracolo per farlo; non serve sempre un miracolo. Si può stare bene anche con semplicità. Dopo una giornata traquilla e carina. Che, tuttavia, rende euforici. Anche se l'euforia, ad una certa ora della sera e con il buio, comincia a calare...


(La foto, forse, non c'entra un cazzo. Ma è proprio perchè l'euforia è calata che non avevo voglia di cercarne una adeguata...).

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lunedì 12 maggio 2008
La colonna sonora di oggi
La colonna sonora di oggi è La gente sta male degli After.
La mia colonna sonora di oggi è questa porta che sbatte insistentemente al piano superiore per via della corrente. Mi verrebbe voglia di alzarmi e andarla a chiudere. Ma, chissà, magari ha voglia di sfogarsi un po'. E allora la lascio sbattere. Che non dà poi così tanto fastidio.
La mia colonna sonora di oggi sono stati i miei occhi che scorrevano su titoli di libri all'interno di una libreria, nella pausa pranzo. Quanti libri che non ho letto, che vorrei leggere e che mai riuscirò a. Ieri non ne ho comprato nemmeno uno. Sono stata alla Fiera del libro e non ne ho comprato nemmeno uno. E' che gli incontri con i vari scrittori mi hanno preso tutto il tempo. E per cercare un libro ci vuole tempo. Il tempo per essere attratti dalla copertina. Il tempo per essere attratti dal titolo. Il tempo per essere attratti dalla trama. E, magari, anche il tempo per essere attratti dallo scrittore, o dalla scrittrice; esordiente o veterano che sia. Ci vuole tempo per scegliere un libro. Figuriamoci per scegliere tra tutti quelli che erano presenti all'interno dei vari stand. Mi è spiaciuto non prenderne nemmeno uno. Un libro per ricordare la fiera ci sarebbe proprio voluto. Ma altre cose faranno sì che io non me ne dimentichi.
La mia colonna sonora di oggi è Gilda che si stira in modo simpatico sul divano. E che adesso dorme accanto a me, con il fare dolce del dormire che hanno i bambini.
La mia colonna sonora di oggi è questo sole che diventa pallido tra le nuvole diventate grigie senza preavviso. Dovrei uscire, tra poco; ma con questo tempo non so più se. Fatemi uscire, nuvole, per favore. Oggi ne ho bisogno.
La mia colonna sonora di oggi è il senso di colpa per delle cose che mi ero promessa di fare appena tornata a casa dal lavoro. Cose che riguardano la tesi di laurea. E che devono essere fatte, prima o poi, se si vuole che questa tesi prenda inizio. Il mio senso di colpa capirà che ho rimandato perchè dovevo raccontare della mia colonna sonora?
La mia colonna sonora di oggi è una giornata un po' malinconica. Che colore ha la malinconia? Il blu? Forse il blu.


"... perchè il blu è il colore di tutte le cose belle..."



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